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Radiohead

by rainwiz. Average Reading Time: about 4 minutes.

RIprendo in mano le armi del blogger dopo il week end di pausa per farvi poter scaricare gli ultimi aggiornamenti sulla mia situazione attuale.

Venerdi’: Concerto dei Radiohead nel teatro greco di Berkeley. Pogo. Costo dell’operazione 130 $. Mi scoraggio. Poi, parlando con Sean (un ragazzo che lavora nel college in amministrazione) vengo a conoscenza dell’esistenza di una collinetta dietro al teatro greco dalla quale si sente benissimo e si vede anche il palco. Appendo un cartello all’ingresso del college in cerca di compagni d’avventura. Dopo 1 ora ci sono solo 2 nomi, Martina e Paloma. Allora fermo qualche amico, tipo Javier (spagna), Murat (turchia), Alex (francia), Na-Yong (Corea) ma la risposta e’ sempre la stessa “Radio what?”. Capisco. Questi c’hanno dai 20 ai 22 anni. OK computer e’ del 1997 e loro avevano 11/13 anni. Per loro Radiohead e’ una parola priva di senso. Alle 16 sul mio cartello ci sono gli stessi due nomi. Partiamo. Alle 17.00 siamo davanti all’entrata, con circa 3 ore di anticipo (tempo minimo per la sistemazione rilassata sulla collina). Pit stop al LIQUORS SHOP, dove compro 2 bottiglie di vino e un pezzo di pizza; le mie compagne (di concerto a scocco) comprano 6 birre, Pringles, Tacos, e altre raffinatezze…
L’universita’ si popola via via e alle 18.30 siamo sulla collinetta (che fatica con la mia caviglia). C’e’ un sacco di gente e in linea d’aria saranno 20 metri piu’ in alto dell’ultimo anello del teatro. Si vede il palco. Soundcheck. Si sente molto bene. Mi rilasso, sedendomi a terra e aprendo il mio primo vino. Faccio un rapido skim dei miei neighboor e vedo che sono tutti ragazzi molto easy. Per la prima volta mi sento come nel mio ambiente, tra simili. Allora attacco bottone con una coppia alla mia sinistra e scopro che lui e’ il fratello del cantante del gruppo spalla che aprira’ il concerto. “Ma scusa, tuo fratello te li poteva pure trovare due biglietti, no?” E lui, “si, e’ vero ma dentro e’ pieno di futuri colletti bianchi mentre qui possiamo bere e farci una canna!”. Ha ragione. Meglio qui fuori…

Alle 19.30 inizia il concerto con il primo gruppo spalla. Post garage rock.

Testo della prima canzone: Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda… China!

Testo della seconda canzone: Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny !

Ipotizzando che il mio vicino fosse imparentato con quelli mi allontano con decisione. Vedo una ragazza che si sforza per aprire una bottiglia di vino, poi la passa ad un ragazzo che tira ma il tappo non se ne viene. E’ il mio momento. “Do you need help?”. Prendo la bottiglia nelle mani et voila’, aperta facile. Lei ride e lui un po’ meno ma mi offre un bicchiere. Gli dico che ho il mio vino e trono alla base per prendere la mia bottiglia. Cheers. M’inserisco in questa comitiva di studenti di Berkeley: Gabriel (Alaska), Brian (Virginia), Kelly (Caribbean), Loma (Bolivia), Mat (Kansas). Mi offrono un pezzo del loro plaid e mi siedo li’. Di dove sei, bla bla… Ogni tanto mi giro per vedere cosa accade di Martina e Paloma, e vedendole un po’ sole le vado a prendere e inserisco pure loro.

In quel momento cominciano i Radiohead. Prima canzone: you. L’atmosfera e’ surreale. Tutto un teatro + collina in silenzio… Infatti, per essere un concerto rock la voce di Tom Yorke sembra davvero troppo fragile e tutti ascoltano senza fiatare. Luna piena. Io penso a Pablo Honey, poi alla persona che mi ha fatto sentire per prima The Bends e prendo il telefono per chiamare.
Non mi accorgo che sono le 5 di notte in Italia e Laura mi risponde con la voce fresca del sonno profondo. Vabbe’.
Dopo un’ora ho un altro attacco del tipo “devo assolutamente sentire questo amico” mentre suonano Exit Music ma la TIM mi impedisce un altra figura con ilrossoteatro…

Finisce il concerto e io sono appagato. Saluto i miei amici ma Gabriel dice “Ma non venite con noi in un bar?”. Guardo Martina e Paloma. Ok, veniamo. Andiamo nel bar ma all’ingresso non fanno entrare Kelly e Loma perche’ hanno meno di 21 anni. L’uomo all’ingresso riconosce che loro hanno un fake id. Per questa storia dell’alchool un sacco di giovani ragazzi hanno una carta d’identita’ falsa…

Allora cambiamo idea. Compriamo delle cose da bere allo shop e andiamo nel loro dormitorio.
Entro in una vecchia villa signorile sulla collina di Berkeley. Tutti i piani sono stati tayloristicamente parcellizzati per ricavare piu’ stanze possibili. La stanza di Gabriel e’ 20mq (e lui paga 600 $ al mese con uso del bagno al piano!!!), allora prendiamo delle coperte e andiamo in terrazza…
Saliamo su, freddo boia + nebbia (che dalle 22 alle 11 di mattina inesorabilmente invade la baia).
Loro prendono 2 chitarre e 2 bonghi e mi dicono se so suonare e cosa voglio sentire. Comincia la nostra jam session nella nebbia e suoniamo buona parte del repertorio del rock americano 70/90.
Kelly canta. Io e Gabriel alla chitarra. Mat e brian ai due bonghi. Cool.

Mi chiedono di fare qualcosa d’italiano. Mi consulto con Martina e comincio una tonante “Bella Ciao”.
Berkeley. 2.30 del mattino. Terrazza del dormitorio. Bella ciao urlata live. E’ stato il miglior augurio per la consultazione referendaria e ora che vedo le facce dei leghisti e la minimizzazione della sconfitta di AN godo… In fondo, come diceva l’intramontabile Toto, “con la chitarra in mano, lasciatemi cantare, sono un italiano”.