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	<title>rainwiz :. &#187; precarietà</title>
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	<description>A storm of fluid thoughts</description>
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		<title>Cover Boy sa di non avere Tutta la vita davanti</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 08:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="abstract"><strong>Contesto:</strong> Ho visto <a href="http://www.imdb.com/title/tt0494284/" title="Scheda del film" target="_blank">Cover Boy &#8211; l&#8217;ultima rivoluzione</a> (2007) di Carmine Amoroso e <a href="http://www.imdb.com/title/tt1075114/" title="Scheda del film" target="_blank">Tutta la vita davanti</a> (2007) di Paolo Virz&igrave;</p>
<p>Casualmente nelle ultime due settimane il mondo del cinema italiano ha scoperto la precariet&agrave;.&nbsp; Menomale.&nbsp; Qualcuno sembra accorgersene. Dopo i lavori sui GGGIOVANI (che sono sempre, un po&#8217;, imbarazzanti perch&eacute; scritti da chi non lo &egrave; e forse non lo &egrave; stato), sulla classe operaia, sugli yuppie golden boy, si parla un po&#8217; di come vivono milioni (si, <a href="http://www.isfol.it/Studi_Isfol/Dettaglio_Studi/index.scm?codi_nota=210&amp;codi_percorso=51">milioni&#8230;</a>) di persone in questo paese. Come sempre il documentario &egrave; arrivato in anticipo sul tema, e ci ha regalato delle perle come <a href="http://www.imdb.com/title/tt1147760/" target="_blank">Parole Sante</a> di Ascanio Celestini. Peccato che il famigerato sistema distributivo delle pellicole italiane abbia puntato su questi prodotti i soliti 3,20 euro: il francobollo e la raccomandata per dire &quot;le faremo sapere&quot;&#8230;</p>
<p>Comunque, parliamo di questi due film, davvero molto diversi.<br />
Una neolaureata fuorisede di una famiglia middle class per Virz&igrave; contro due ragazzi (lavoratore precario / immigrato clandestino) che s&#8217;incontrano per caso e iniziano a sorreggersi reciprocamente condividendo una vita ai limiti della famosa &quot;soglia di povert&agrave;&quot;.</p>
<p>Il punto di vista &egrave; pressoch&eacute; simile. Le storie sono focalizzate sul personaggio principale (lei/loro): tutti gli accadimenti sono presentati all&#8217;interno del contesto dei protagonisti: poco sfondo, poca profondit&agrave; sui personaggi di contorno, che talvolta sono davvero troppo piatti, ancelle del racconto, quasi macchiettistici e poco credibili (soprattutto i personaggi di Ghini e della Ferilli nel film di Virz&igrave;).<br />
L&#8217;elemento che traccia un solco di distinzione molto forte tra i due film &egrave; l&#8217;approccio al tema: da un lato il racconto in chiave comico satirica e dall&#8217;altro racconto discreto di una storia piccola, situata ai margini.</p>
<p>Tutta la vita davanti &egrave; difficilmente definibile come un film di denuncia: vuole divertire, raccontarti una storia in cui lo spettatore possa facilmente essere dalla parte del protagonista. Cerca la risata facile e quella pi&ugrave; raffinata, ma toppa completamente la trattazione del presunto centro del discorso (la precariet&agrave;): vorrebbe essere satirico, ma esagera le rappresentazioni al massimo, trasformando la satira in iperbole. Ne consegue che tutti (tutti) i professori della sessione di laurea sono ultrasettantenni, che le colleghe della protagonista siano esageratamente coatte, che tutti i venditori facciano l&#8217;haka in palestra per motivarsi&#8230;<br />
Il risultato &egrave; controproducente: la messa in scena diventa cos&igrave; paradossale che non &egrave; possibile crederla come reale. L&#8217;effetto di perdita di credibilit&agrave; del racconto &egrave; esponenziale. Gli ultimi 10 minuti annoverano omicidi grotteschi e arresti in reality show style: sono devastanti.<br />
Il finale nella casa del mulino bianco con il pranzo in giardino &egrave; veramente offensivo. E&#8217; dolce la bimba che vuole fare psicologia ma l&#8217;inquadratura alta finale alla &quot;volemose bene&quot; chiude (all&#8217;italiana) l&#8217;ennesima storia (tutta italiana): a tarallucci e vino. Offensivo. Dico offensivo e lo sottoscrivo.</p>
<p>Coverboy &egrave; un&#8217;altra pasta. Seppur pieno zeppo di difetti (alcune scene a vuoto, fotografia poco controllata) &egrave; un film umile che mira dritto. Il taglio di &quot;inseguitori&quot; delle vite di questi due ragazzi pone lo spettatore nella posizione di colui che &egrave; al cospetto di intimit&agrave; fragili. La parte &quot;romana&quot; della storia &egrave; ambientata negli interstizi della citt&agrave; (i sotterranei di Termini, gli sfasci di via degli angeli, la via del mare, il parchetto a S. Giovanni) e l&#8217;effetto che ne viene &egrave; esattamente l&#8217;opposto delle Pleiadi (scenografia urbanistica da vite di fiction) inserite da Virz&igrave;: un mondo di &quot;sotterranei&quot; (nell&#8217;accezione di Kerouac) che perdono lentamente la speranza in un futuro migliore. Infatti i tentativi di &quot;costruire qualcosa&quot; dei due protagonisti sono ostacolati ogni volta: la mancanza del permesso di soggiorno o i &quot;padroncini di azienducole&quot; senza scrupoli allontanano sempre il miraggio di una vita lavorativamente ed economicamente stabile.<br />
un altro pregio del film &egrave; mostrare la sete di successo della classe economico/creativa (un po&#8217; radical ma molto chic) del paese, che ha superato qualunque &quot;questione morale&quot; ed &egrave; pronta a mettere in gioco qualunque emozione pur di spingere un brand. Il finale (risolto o non risolto?) ha un&#8217;esplosione lirica: la celebrazione del rapporto tra due persone che hanno condiviso emozioni e che sono legate per sempre, nonostante l&#8217;accaduto.</p>
<p>Dettaglio produttivo:<br />
Entrambi hanno preso dei finanziamenti dal Ministero per i Beni e le Attivit&agrave; Culturali, ma <i>Coverboy</i> &egrave; un film indie prodotto dalla Paco Cinematografica &amp; Filand mentre <i>Tutta la vita davanti</i> &egrave; una produzione Medusa.</p>
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