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	<title>rainwiz :. &#187; photoshop</title>
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		<title>Visual culture &#8211; Photoshop for democracy</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 12:50:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
				<category><![CDATA[anthropology]]></category>
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		<description><![CDATA[Riprendo un post interessante dell&#8217;amico Vincenzo Cosenza Dalla prospettiva di antropologo interessato alla comunicazione visuale trovo irresistibile tutto il corpus di immagini ritoccate che ritraggono le icone dei media. Senza avere la pretesa di ripercorrere la storia e la teorie sulla &#34;cultura visuale&#34;, dalla rappresentazione prospettica di Paolo Uccello al Web, &#232; semplice constatare quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo un <a target="_blank" href="http://www.vincos.it/2009/08/27/obama-joker-berlusconi-joker-photoshop-per-la-democrazia/">post</a> interessante dell&#8217;amico Vincenzo Cosenza</p>
<p><img width="200" height="439" alt="Berlusconi Joker" src="http://www.vincos.it/wp-content/uploads/2009/08/berlusconi-joker-facebook-200x440.jpg" title="Berlusconi Joker" class="alignleft" /> Dalla prospettiva di antropologo interessato alla comunicazione visuale trovo irresistibile tutto il corpus di immagini ritoccate che ritraggono le icone dei media.</p>
<p>Senza avere la pretesa di ripercorrere la storia e la teorie sulla &quot;cultura visuale&quot;, dalla rappresentazione prospettica di Paolo Uccello al Web, &egrave; semplice constatare quanto sia diventata rilevante la fruizione dei i mezzi di comunicazione basati sulla dimensione visuale (istant photo, cinema, video, Web) nella nostra vita quotidiana. In antropologia visuale si &egrave; fatta strada l&#8217;idea che la forma primaria di approccio e comprensione del mondo attuale sia visuale, e non pi&ugrave; testuale, come &egrave; stato per secoli (<a href="http://www.nicholasmirzoeff.com/">Nicholas Mirzoeff</a>, <a href="http://www.giovannisartori.it/" target="_blank">Sartori</a> e una lista infinita + n&#8230;).</p>
<p>Questo overloading di visivo &egrave; sempre meno prodotto dai mezzi stessi, una volta monopolisti delle competenze e dei mezzi di produzione degli artifatti dell&#8217;industria culturale. Oggi la bilancia della produzione di immaginario pende verso il <em>general intellect</em>: anche queste &quot;illuminazioni&quot;, queste &quot;immagini sensazionali&quot; sono il frutto di idee e lavoro di reti sociali in cui prosumer dell&#8217;industria culturale esprimono la loro creativit&agrave; rielaborando ricorsivamente i segni che hanno consumato ieri (Carlo Formenti citerebbe il Marx dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grundrisse" target="_blank">Grundrisse</a>).<br />
Non sto dicendo nulla di sensazionale. &Egrave; tutto acclarato, in una comunicazione scientifica che usa anche i blog dei professori universitari per contaminarsi con questa marea e diventare nuovo materiale da ricombinare.</p>
<p>Il punto &egrave; che molti di questi studi non hanno ancora afferrato lo scarto che c&#8217;&egrave; tra lo spirito collaborativo delle comunit&agrave; di pratica (Wenger) e le &quot;culture partecipative&quot; (Jenkins). Se le prime sono una comunit&agrave; Simmeliana, un gruppo tra pari in cui armonicamente si tende alla conoscenza collettiva, le seconde non hanno nulla di questo retroterra hippie ma traggono nutrimento nella dialettica che si stabilisce tra mainstream e le spinte innovative: il loro humus &egrave; proprio questo conflitto, questo campo di tensione. Per non frammentarsi in un universo di culture locali legate ciascuna al proprio immaginario, le culture partecipative hanno bisogno del collante fatto dai media broadcast/mainstream per avere una base comune da mettere in discussione, ridicolizzare o combattere, bucando il velo della rappresentazione al fine di smascherarne gli stratagemmi.<br />
La campagna &quot;<a href="http://www.flickr.com/photos/vincos/3841467989/">Berlusconi-Joker</a> per la libert&agrave; di stampa&quot; &egrave; l&#8217;ultimo esempio, in ordine temporale, di questo processo.</p>
<p>Per una prospettiva storica l&#8217;uso del fake e del fotoritocco come strumenti di comunicazione politica rimando, come ha fatto Vincenzo, al <a href="http://henryjenkins.org/2008/09/photoshop_for_democracy_revisi.html" target="_blank">blog</a> di Henry Jenkins, direttore del <a href="http://cms.mit.edu/" target="_blank">CMS</a> (Comparative Media Studies Program) presso il MIT nonch&eacute; autore di <a href="http://books.google.it/books?id=RlRVNikT06YC&amp;dq=convergence+culture&amp;printsec=frontcover&amp;source=bn&amp;hl=it&amp;ei=6pGbSraUCMfj-QayqaCPBA&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=4#v=onepage&amp;q=&amp;f=false" target="_blank">Convergence Culture</a> (capitolo 6.).</p>
<p>Linko a questo post anche tutte le <a href="http://www.vincos.it/2009/08/30/berlusconi-joker-icone-per-la-liberta-di-stampa/" target="_blank">immagini da scaricare</a> per partecipare attivamente alla campagna.</p>
<p>P.S. Un piccolo contest sulla memoria collettiva: chi ricorda in quale occasione (senza andare a cercare)&nbsp;&egrave; stata scattata la foto che riporto sopra?</p>
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