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	<pubDate>Fri, 02 May 2008 15:15:32 +0000</pubDate>
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		<title>a Fake is a Fake is a Fake is a Fake</title>
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		<category><![CDATA[fluidismo]]></category>

		<category><![CDATA[hackntropology]]></category>

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		<description><![CDATA[Riporto un link assolutamente di livello dove la critica sociale di Guy Debord e i discorsi artistici di Duchamp e Magritte trovano ne les liens invisibles&#160; il loro campo aperto.
http://fake.isafake.org/
Riporto ma non pienamente, con l&#8217;intento di falsificare anch&#8217;io:
Scopri il potere comunicativo di un falso! Se falso significa non reale, allora qualsiasi forma di rappresentazione del [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "a Fake is a Fake is a Fake is a Fake", url: "http://www.rainwiz.com/2008/05/02/a-fake-is-a-fake-is-a-fake-is-a-fake/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto un link assolutamente di livello dove la critica sociale di Guy Debord e i discorsi artistici di Duchamp e Magritte trovano ne <i>les liens invisibles</i>&nbsp; il loro campo aperto.</p>
<p><a href="http://fake.isafake.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/fake.isafake.org');">http://fake.isafake.org/</a></p>
<p>Riporto ma non pienamente, con l&#8217;intento di falsificare anch&#8217;io:</p>
<p>Scopri il potere comunicativo di un falso! Se <i>falso</i> significa non reale, allora qualsiasi forma di rappresentazione del reale &egrave; una finzione. Il racconto &egrave; un falso e non ci sono proposizioni vere. Dai linguaggi dell&#8217;arte alle comunicazioni di massa una rappresentazione &egrave; sempre un falso, niente altro che un&#8217;illusione.<br />
Il <i>fake publishing</i> &egrave;, in linea con l&#8217;approccio interpretativo, un&#8217;esplorazione ludica delle contraddizioni e delle ambiguit&agrave; delle grandi narrazioni mainstream: informazione, pubblicit&agrave;, propaganda.<br />
La possibilit&agrave; di usare queste maschere ha l&#8217;effetto straniante della frantumazione dell&#8217;autorevolezza <br />
Semplice. Divertente. Radicale</p>
<p>P.S. Per i pi&ugrave; assidui: l&#8217;idea della rosa di Gertrude Stein &egrave; ancora molto fertile&#8230;</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5&amp;publisher=27e67c16-ec4c-44d1-82de-e71d5b5578d3&amp;title=a+Fake+is+a+Fake+is+a+Fake+is+a+Fake&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.rainwiz.com%2F2008%2F05%2F02%2Fa-fake-is-a-fake-is-a-fake-is-a-fake%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cover Boy sa di non avere Tutta la vita davanti</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 08:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[cinema]]></category>

		<category><![CDATA[movies]]></category>

		<category><![CDATA[precarietà]]></category>

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		<description><![CDATA[Contesto: Ho visto Cover Boy - l&#8217;ultima rivoluzione (2007) di Carmine Amoroso e Tutta la vita davanti (2007) di Paolo Virz&#236;
Casualmente nelle ultime due settimane il mondo del cinema italiano ha scoperto la precariet&#224;.&#160; Menomale.&#160; Qualcuno sembra accorgersene. Dopo i lavori sui GGGIOVANI (che sono sempre, un po&#8217;, imbarazzanti perch&#233; scritti da chi non lo [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Cover Boy sa di non avere Tutta la vita davanti", url: "http://www.rainwiz.com/2008/04/04/cover-boy-sa-di-non-avere-tutta-la-vita-davanti/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="abstract"><strong>Contesto:</strong> Ho visto <a href="http://www.imdb.com/title/tt0494284/" title="Scheda del film" target="_blank" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.imdb.com');">Cover Boy - l&#8217;ultima rivoluzione</a> (2007) di Carmine Amoroso e <a href="http://www.imdb.com/title/tt1075114/" title="Scheda del film" target="_blank" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.imdb.com');">Tutta la vita davanti</a> (2007) di Paolo Virz&igrave;</p>
<p>Casualmente nelle ultime due settimane il mondo del cinema italiano ha scoperto la precariet&agrave;.&nbsp; Menomale.&nbsp; Qualcuno sembra accorgersene. Dopo i lavori sui GGGIOVANI (che sono sempre, un po&#8217;, imbarazzanti perch&eacute; scritti da chi non lo &egrave; e forse non lo &egrave; stato), sulla classe operaia, sugli yuppie golden boy, si parla un po&#8217; di come vivono milioni (si, <a href="http://www.isfol.it/Studi_Isfol/Dettaglio_Studi/index.scm?codi_nota=210&amp;codi_percorso=51" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.isfol.it');">milioni&#8230;</a>) di persone in questo paese. Come sempre il documentario &egrave; arrivato in anticipo sul tema, e ci ha regalato delle perle come <a href="http://www.imdb.com/title/tt1147760/" target="_blank" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.imdb.com');">Parole Sante</a> di Ascanio Celestini. Peccato che il famigerato sistema distributivo delle pellicole italiane abbia puntato su questi prodotti i soliti 3,20 euro: il francobollo e la raccomandata per dire &quot;le faremo sapere&quot;&#8230;</p>
<p>Comunque, parliamo di questi due film, davvero molto diversi.<br />
Una neolaureata fuorisede di una famiglia middle class per Virz&igrave; contro due ragazzi (lavoratore precario / immigrato clandestino) che s&#8217;incontrano per caso e iniziano a sorreggersi reciprocamente condividendo una vita ai limiti della famosa &quot;soglia di povert&agrave;&quot;.</p>
<p>Il punto di vista &egrave; pressoch&eacute; simile. Le storie sono focalizzate sul personaggio principale (lei/loro): tutti gli accadimenti sono presentati all&#8217;interno del contesto dei protagonisti: poco sfondo, poca profondit&agrave; sui personaggi di contorno, che talvolta sono davvero troppo piatti, ancelle del racconto, quasi macchiettistici e poco credibili (soprattutto i personaggi di Ghini e della Ferilli nel film di Virz&igrave;).<br />
L&#8217;elemento che traccia un solco di distinzione molto forte tra i due film &egrave; l&#8217;approccio al tema: da un lato il racconto in chiave comico satirica e dall&#8217;altro racconto discreto di una storia piccola, situata ai margini.</p>
<p>Tutta la vita davanti &egrave; difficilmente definibile come un film di denuncia: vuole divertire, raccontarti una storia in cui lo spettatore possa facilmente essere dalla parte del protagonista. Cerca la risata facile e quella pi&ugrave; raffinata, ma toppa completamente la trattazione del presunto centro del discorso (la precariet&agrave;): vorrebbe essere satirico, ma esagera le rappresentazioni al massimo, trasformando la satira in iperbole. Ne consegue che tutti (tutti) i professori della sessione di laurea sono ultrasettantenni, che le colleghe della protagonista siano esageratamente coatte, che tutti i venditori facciano l&#8217;haka in palestra per motivarsi&#8230;<br />
Il risultato &egrave; controproducente: la messa in scena diventa cos&igrave; paradossale che non &egrave; possibile crederla come reale. L&#8217;effetto di perdita di credibilit&agrave; del racconto &egrave; esponenziale. Gli ultimi 10 minuti annoverano omicidi grotteschi e arresti in reality show style: sono devastanti.<br />
Il finale nella casa del mulino bianco con il pranzo in giardino &egrave; veramente offensivo. E&#8217; dolce la bimba che vuole fare psicologia ma l&#8217;inquadratura alta finale alla &quot;volemose bene&quot; chiude (all&#8217;italiana) l&#8217;ennesima storia (tutta italiana): a tarallucci e vino. Offensivo. Dico offensivo e lo sottoscrivo.</p>
<p>Coverboy &egrave; un&#8217;altra pasta. Seppur pieno zeppo di difetti (alcune scene a vuoto, fotografia poco controllata) &egrave; un film umile che mira dritto. Il taglio di &quot;inseguitori&quot; delle vite di questi due ragazzi pone lo spettatore nella posizione di colui che &egrave; al cospetto di intimit&agrave; fragili. La parte &quot;romana&quot; della storia &egrave; ambientata negli interstizi della citt&agrave; (i sotterranei di Termini, gli sfasci di via degli angeli, la via del mare, il parchetto a S. Giovanni) e l&#8217;effetto che ne viene &egrave; esattamente l&#8217;opposto delle Pleiadi (scenografia urbanistica da vite di fiction) inserite da Virz&igrave;: un mondo di &quot;sotterranei&quot; (nell&#8217;accezione di Kerouac) che perdono lentamente la speranza in un futuro migliore. Infatti i tentativi di &quot;costruire qualcosa&quot; dei due protagonisti sono ostacolati ogni volta: la mancanza del permesso di soggiorno o i &quot;padroncini di azienducole&quot; senza scrupoli allontanano sempre il miraggio di una vita lavorativamente ed economicamente stabile.<br />
un altro pregio del film &egrave; mostrare la sete di successo della classe economico/creativa (un po&#8217; radical ma molto chic) del paese, che ha superato qualunque &quot;questione morale&quot; ed &egrave; pronta a mettere in gioco qualunque emozione pur di spingere un brand. Il finale (risolto o non risolto?) ha un&#8217;esplosione lirica: la celebrazione del rapporto tra due persone che hanno condiviso emozioni e che sono legate per sempre, nonostante l&#8217;accaduto.</p>
<p>Dettaglio produttivo:<br />
Entrambi hanno preso dei finanziamenti dal Ministero per i Beni e le Attivit&agrave; Culturali, ma <i>Coverboy</i> &egrave; un film indie prodotto dalla Paco Cinematografica &amp; Filand mentre <i>Tutta la vita davanti</i> &egrave; una produzione Medusa.</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5&amp;publisher=27e67c16-ec4c-44d1-82de-e71d5b5578d3&amp;title=Cover+Boy+sa+di+non+avere+Tutta+la+vita+davanti&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.rainwiz.com%2F2008%2F04%2F04%2Fcover-boy-sa-di-non-avere-tutta-la-vita-davanti%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dolls (2002)</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 15:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[cinema]]></category>

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		<category><![CDATA[venezia2002]]></category>

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		<description><![CDATA[Contesto: Ho visto Dolls (2007) di Takeshi Kitano
Che ruolo ha il caso nelle nostre vite? Davvero, come sosteneva il personaggio di Teorema (1968) i segni nascono per caso?
Non mi stavo chiedendo questo l&#8217;altra sera. Stavo combattendo con un&#8217;influenza intestinale che mi aveva fatto rinunciare al primo sabato soleggiato della primavera romana. Mentre il telefono impazziva [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Dolls (2002)", url: "http://www.rainwiz.com/2008/04/02/dolls-2002/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="abstract"><strong>Contesto:</strong> Ho visto <a href="http://www.imdb.com/title/tt0330229/" target="_blank" title="Scheda del film" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.imdb.com');">Dolls</a> (2007) di Takeshi Kitano</p>
<p>Che ruolo ha il caso nelle nostre vite? Davvero, come sosteneva il personaggio di Teorema (1968) i segni nascono per caso?<br />
Non mi stavo chiedendo questo l&#8217;altra sera. Stavo combattendo con un&#8217;influenza intestinale che mi aveva fatto rinunciare al primo sabato soleggiato della primavera romana. Mentre il telefono impazziva di feste, cene, &quot;vediamoci al cinema, andiamo alla serata burlesque&quot;, io dormivo per lenire il mal di testa. Alle 21.00 mi sono alzato per mangiare un riso in bianco. Avevo bisogno di qualcosa che potesse tirarmi fuori dalla sensazione di malessere. Non c&#8217;&egrave; un motivo per il quale ho scelto di vedere Dolls. Anzi, forse l&#8217;ho scelto perch&eacute; lo associavo ad un momento molto bello vissuto a Venezia 2002 con Michele e Albe. Forse.</p>
<p>Non mi aspettavo di vedere un film totalmente diverso da quello che ricordavo di aver visto. Il rapporto problematico tra passione e felicit&agrave; mi si &egrave; catapultato addosso, trovandomi disarmato. Kitano finge di trattarlo con distacco, invece c&#8217;&egrave; dentro. L&#8217;impressione che conservavo era quella di un film delicato, impalpabile. Ma la fotografia inganna e trasforma le immagini di una serie di ineluttabili tragedie in dolci acquerelli. L&#8217;uso delle metafore deve molto alla tradizione del racconto classico. Kitano stabilisce subito un accordo con lo spettatore: ti faccio vedere subito quello che ti racconter&ograve; attraverso i miei personaggi / marionette. In questo modo l&#8217;ultima scena &egrave; preparata, e riceve forza da tutto il film.</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5&amp;publisher=27e67c16-ec4c-44d1-82de-e71d5b5578d3&amp;title=Dolls+%282002%29&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.rainwiz.com%2F2008%2F04%2F02%2Fdolls-2002%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Asakusa Kid [Takeshi Kitano]</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 21:20:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[libri]]></category>

		<category><![CDATA[book]]></category>

		<category><![CDATA[kitano]]></category>

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		<description><![CDATA[Kitano racconta il percorso pi&#249; difficile: quello che un uomo compie alla ricerca di se stesso.
Racconta il SUO percorso. Fatto di incertezze, incontri, epiphany, maestri, duro lavoro, casualit&#224;.
Il racconto alterna descrizioni di enormi sacrifici all&#8217;umorismo improvviso. Il tutto visto dalla prospettiva del regista di successo di oggi, che con nostalgia e candore parla di quelli [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Asakusa Kid [Takeshi Kitano]", url: "http://www.rainwiz.com/2008/03/09/asakusa-kid-takeshi-kitano/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Kitano racconta il percorso pi&ugrave; difficile: quello che un uomo compie alla ricerca di se stesso.<br />
Racconta il SUO percorso. Fatto di incertezze, incontri, epiphany, maestri, duro lavoro, casualit&agrave;.</p>
<p>Il racconto alterna descrizioni di enormi sacrifici all&#8217;umorismo improvviso. Il tutto visto dalla prospettiva del regista di successo di oggi, che con nostalgia e candore parla di quelli che sono stati i suoi inizi.</p>
<p>Ho chiuso il libro ma la mia mente passeggia ancora tra le strade di asakusa.</p>
<p>Grazie a Gamba che, con pazienza, mi consiglia ancora delle letture&#8230;</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5&amp;publisher=27e67c16-ec4c-44d1-82de-e71d5b5578d3&amp;title=Asakusa+Kid+%5BTakeshi+Kitano%5D&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.rainwiz.com%2F2008%2F03%2F09%2Fasakusa-kid-takeshi-kitano%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Noir</title>
		<link>http://www.rainwiz.com/2008/02/12/noir/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2008 08:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Accadono cose bizzarre.
E&#8217; da tempo che propongo una nuova attenzione ai generi cinematografici, sforzandomi di pensarli non in una lettura storico/biografica (la &#34;Storia del cinema&#34;, o il castoro su Kubrick) quanto come &#34;frames&#34; contenenti stilemi che influenzano la comunicazione audiovisiva  tutta: videoclip, tv, documentari, informazione video, webclip, etc.
Diciamo che il mio obiettivo &#232; sempre [...]<script type="text/javascript">SHARETHIS.addEntry({ title: "Noir", url: "http://www.rainwiz.com/2008/02/12/noir/" });</script>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Accadono cose bizzarre.</p>
<p>E&#8217; da tempo che propongo una nuova attenzione ai generi cinematografici, sforzandomi di pensarli non in una lettura storico/biografica (la &quot;Storia del cinema&quot;, o il castoro su Kubrick) quanto come &quot;frames&quot; contenenti stilemi che influenzano la comunicazione audiovisiva  tutta: videoclip, tv, documentari, informazione video, webclip, etc.<br />
Diciamo che il mio obiettivo &egrave; sempre stato dare uno sguardo meno sbrigativo a quello che ormai viene definito solo (e il problema sorge proprio perch&eacute; &egrave; definito &quot;solo&quot;) postmoderno. </p>
<p>Per anni ho usato il termine &quot;noir&quot;, cercando di dimostrare i paralleli tra il genere letterario/filmico e una serie di produzioni video molto diverse che pescano nell&#8217;immaginario e nei valori formali di questo genere. Blu Notte di Carlo Lucarelli &egrave; un esempio lampante di quanto sto dicendo. Se ne possono fare altri, tra serie-tv, videoclip, e una grande variet&agrave; di forme brevi.</p>
<p>Non mi ero mai chiesto da dove venisse il termine &quot;noir&quot;. O meglio, mi ero risposto una cosa del tipo &quot;La fotografia molto in chiaroscuro, l&#8217;uso di contorni sfumati, una cupezza delle volte tinta di mistero&quot; e altre giustificazioni simili.</p>
<p>Partecipando ad un incontro con Peter Gomez sul tema della giustizia durante la discussione vengo a scoprire che la parola noir &egrave; stata presa in prestito da alcuni critici negli anni &#8216;40 per riferirsi ad una serie di romanzi pubblicati da Gallimard nella &quot;S&eacute;rie Noire&quot;, una collana che aveva le copertine nere.</p>
<p>Serendipity?</p>
<p><a href="http://sharethis.com/item?&wp=2.5&amp;publisher=27e67c16-ec4c-44d1-82de-e71d5b5578d3&amp;title=Noir&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.rainwiz.com%2F2008%2F02%2F12%2Fnoir%2F">ShareThis</a></p>]]></content:encoded>
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