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	<title>rainwiz :. &#187; anthropology</title>
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	<description>A storm of fluid thoughts</description>
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		<title>Corriere della sera e hacker</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 18:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
				<category><![CDATA[hacknthropology]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Visto che va di moda scrivere lettere aperte, pubblico questa e-mail ho scritto alla redazione romana de &#34;il corriere della sera&#34;. &#8212;- Gentile redazione de &#34;il Corriere della Sera &#8211; Roma&#34;, ho letto sul Web il vostro articolo non firmato: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_dicembre_1/totti_hacker_attaccano_sito-1602089691442.shtml Sono affranto. In Italia l&#39;informazione confonde ancora hacker e pirati? Che imbarazzo! Per non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che va di moda scrivere lettere aperte, pubblico questa e-mail ho scritto alla redazione romana de &quot;il corriere della sera&quot;.</p>
<p><img alt="Corriere della sera" class="alignnone size-full wp-image-495" height="53" src="http://www.rainwiz.com/wp-content/uploads/2009/12/corriere.gif" title="Corriere della sera" width="500" /></p>
<p>&#8212;-</p>
<p>Gentile redazione de &quot;il Corriere della Sera &#8211; Roma&quot;,</p>
<p>ho letto sul Web il vostro articolo non firmato:<br />
	<a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_dicembre_1/totti_hacker_attaccano_sito-1602089691442.shtml" target="_blank">http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_dicembre_1/totti_hacker_attaccano_sito-1602089691442.shtml</a></p>
<p>	Sono affranto.</p>
<p>	In Italia l&#39;informazione confonde ancora <strong>hacker</strong> e <strong>pirati</strong>? Che imbarazzo!</p>
<p>Per non parlare di questa frase &quot;Le difese automatiche si sono attivate efficacemente ed il sito &egrave; stato temporaneamente escluso dalla rete: grazie alle tempestive misure di protezione non &egrave; stato perso alcun dato e la struttura &egrave; stata completamente preservata&quot;. Ma che fate, trascrivete integralmente i comunicati stampa tendenziosi diramati dai press agent o non avete mai sentito parlare di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Denial-of-service_attack"><em>denial of service</em></a>?</p>
<p>	Se il quotidiano pi&ugrave; letto in Italia fa informazione cos&igrave; c&#39;&egrave; da preoccuparsi.<br />
	Chiss&agrave; se su altre materie &egrave; lo stesso ma non me ne accorgo perch&eacute; non ho la stessa competenza specifica&#8230;<br />
	Ha senso che io come lettore vi dia la mia attenzione quando raccontate cose che non esistono? Forse solo se vi pu&ograve; servire a fare un&#39;informazione migliore.<br />
	Per cui mi aspetto che nella stessa posizione di rilievo (sidebar in homepage) appaia presto un articolo esile per spiegare ai lettori cosa sia un attacco DoS e cosa voglia dire essere &quot;hacker&quot;, raccontando di cosa si occupano realmente queste persone. Mia auguro davvero che accada presto, per continuare a credere nella bont&agrave; del vostro lavoro.</p>
<p>	Mi dispiace per i toni, ma uno come me che ha studiato a fondo le comunit&agrave; hacker e lavora nel Web da 10 anni si sente offeso da tutta questa superficialit&agrave;.</p>
<p>	Raffaele Boiano</p>
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		<title>Infodemiology &amp; infoveillance</title>
		<link>http://www.rainwiz.com/2009/09/23/infodemiology-infoveillance/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 08:49:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
				<category><![CDATA[anthropology]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>
		<category><![CDATA[social networking]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
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		<category><![CDATA[infoveillance]]></category>

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		<description><![CDATA[Una e-mail di Laura Downey mi invita a riflettere su due neologismi molto interessanti. Infodemiology (infodemiologia) &#232; lo studio di come una serie di informazioni si propaga velocemente in un pubblico molto vasto attraverso i &#34;media elettronici&#34; (o &#34;nuovi media&#34;, definizioni davvero inadatte a cogliere la specificit&#224; dell&#8217;integrazione che stiamo vivendo tra Web e altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una e-mail di Laura Downey mi invita a riflettere su due neologismi molto interessanti.</p>
<p><strong>Infodemiology</strong> (<strong>infodemiologia</strong>) &egrave; lo studio di come una serie di informazioni si propaga velocemente in un pubblico molto vasto attraverso i &quot;media elettronici&quot; (o &quot;nuovi media&quot;, definizioni davvero inadatte a cogliere la specificit&agrave; dell&#8217;integrazione che stiamo vivendo tra Web e altri device) con particolare attenzione ai temi di sanit&agrave; e salute pubblica.<br />
Abbiamo a disposizione molte tecniche e vari strumenti per studiare le infodemie, come:</p>
<ul>
<li>l&#8217;analisi statistica delle query di ricerca nei principali motori (quante volte nel tempo viene cercata questa keyword/keyphrase?) e il conteggio dei risultati nelle SERP;</li>
<li>l&#8217;analisi del contenuto delle news sugli aggregatori o nei feed RSS;</li>
<li>l&#8217;analisi delle occorrenze nei messaggi di status dei social network o dei sistemi di microblogging.</li>
</ul>
<p>A mio modo di vedere &egrave; riduttivo confinare un termine cos&igrave; evocativo solo nell&#8217;ambito dell&#8217;heath marketing. Mi piace pensare alla parola <strong>infodemia</strong> come a un fenomeno che si verifica costantemente su temi molto vari, un&#8217;arma molto affilata nelle mani dell&#8217;advertising o del marketing politico. Infatti la possibilit&agrave; di monitorare puntualmente (con le tecniche pi&ugrave; difformi) l&#8217;esito di una campagna di comunicazione sul Web ha creato una frattura tra un prima e un dopo: le tecniche di ricerca a campione hanno lasciato il passo alle analisi statistiche di universi estesi (come ad es. la blogosfera che si occupa di un particolare argomento o prodotto). &Egrave; un cambiamento che investe profondamente il mercato della comunicazione, spostando capitali dai media broadcast al Web, come testimoniano i dati <a href="http://iab.blogosfere.it/2009/09/nielsen-media-research-gli-investimenti-pubblicitari-nel-periodo-gennaioluglio-2009.html">Nielsen</a> o <a href="http://www.iab.net/insights_research/1357">IAB</a>.</p>
<p>Ma c&#8217;&egrave; di pi&ugrave;:&nbsp;il trattamento statistico dei flussi informativi (informazioni su come altre informazioni si propagano) &egrave; uno strumento di potere perch&eacute; &egrave; una base di partenza per capire la conoscenza della propria l&#8217;audience in materia ed eventualmente controllarla, orientandola verso questa o quella informazione. Definibile come <strong>infoveillance (infoveglianza?)</strong> questa attivit&agrave; apre per l&#8217;ennesima volta (come se ce ne fosse ulteriormente bisogno)&nbsp;il tema della sorveglianza nella direzione di Bentham/Focault, cio&egrave; sul potere derivante dal superamento del limite tra spazio pubblico e spazio privato, grandi categorie del passato che sembrano oggi implodere in un continuum sempre pi&ugrave; sfumato e inafferrabile.</p>
<p>Insomma, tutte cose gi&agrave; dette, corredate da questi due neologismi che per&ograve; sono una risorsa utile, in quanto hanno la forza di riassumere la conoscenza in una parola, sistematizzandola.<br />
Per approfondire questi temi vi rimando ad un <a href="http://www.jmir.org/2009/1/e11">paper</a> di Gunther Eysenbach, davvero ben scritto.</p>
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		<title>Culture of attention</title>
		<link>http://www.rainwiz.com/2009/09/15/culture-of-attention/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 20:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
				<category><![CDATA[anthropology]]></category>
		<category><![CDATA[user experience]]></category>

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		<description><![CDATA[A great post by Andrea Saveri about Culture of Attention. Do we need attention? Do we require to be focus on all stuff? Is it possible to be multitasking and able to do deep reflecions? Is lack of attention an enemy? What about disorder? Is it a disaster or an opportunity to discover something new? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A great <a href="http://andreasaveri.com/?p=103">post</a> by Andrea Saveri about Culture of Attention.</p>
<p>Do we need attention? Do we require to be focus on all stuff?<br />
Is it possible to be multitasking and able to do deep reflecions?<br />
Is lack of attention an enemy?</p>
<p>What about disorder?<br />
Is it a disaster or an opportunity to discover something new?</p>
<p>If you&#8217;re interested in that stuff, the discussion is open!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Visual culture &#8211; Photoshop for democracy</title>
		<link>http://www.rainwiz.com/2009/08/31/visual-culture/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 12:50:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
				<category><![CDATA[anthropology]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>
		<category><![CDATA[social networking]]></category>
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		<category><![CDATA[joker]]></category>
		<category><![CDATA[photoshop]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprendo un post interessante dell&#8217;amico Vincenzo Cosenza Dalla prospettiva di antropologo interessato alla comunicazione visuale trovo irresistibile tutto il corpus di immagini ritoccate che ritraggono le icone dei media. Senza avere la pretesa di ripercorrere la storia e la teorie sulla &#34;cultura visuale&#34;, dalla rappresentazione prospettica di Paolo Uccello al Web, &#232; semplice constatare quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo un <a target="_blank" href="http://www.vincos.it/2009/08/27/obama-joker-berlusconi-joker-photoshop-per-la-democrazia/">post</a> interessante dell&#8217;amico Vincenzo Cosenza</p>
<p><img width="200" height="439" alt="Berlusconi Joker" src="http://www.vincos.it/wp-content/uploads/2009/08/berlusconi-joker-facebook-200x440.jpg" title="Berlusconi Joker" class="alignleft" /> Dalla prospettiva di antropologo interessato alla comunicazione visuale trovo irresistibile tutto il corpus di immagini ritoccate che ritraggono le icone dei media.</p>
<p>Senza avere la pretesa di ripercorrere la storia e la teorie sulla &quot;cultura visuale&quot;, dalla rappresentazione prospettica di Paolo Uccello al Web, &egrave; semplice constatare quanto sia diventata rilevante la fruizione dei i mezzi di comunicazione basati sulla dimensione visuale (istant photo, cinema, video, Web) nella nostra vita quotidiana. In antropologia visuale si &egrave; fatta strada l&#8217;idea che la forma primaria di approccio e comprensione del mondo attuale sia visuale, e non pi&ugrave; testuale, come &egrave; stato per secoli (<a href="http://www.nicholasmirzoeff.com/">Nicholas Mirzoeff</a>, <a href="http://www.giovannisartori.it/" target="_blank">Sartori</a> e una lista infinita + n&#8230;).</p>
<p>Questo overloading di visivo &egrave; sempre meno prodotto dai mezzi stessi, una volta monopolisti delle competenze e dei mezzi di produzione degli artifatti dell&#8217;industria culturale. Oggi la bilancia della produzione di immaginario pende verso il <em>general intellect</em>: anche queste &quot;illuminazioni&quot;, queste &quot;immagini sensazionali&quot; sono il frutto di idee e lavoro di reti sociali in cui prosumer dell&#8217;industria culturale esprimono la loro creativit&agrave; rielaborando ricorsivamente i segni che hanno consumato ieri (Carlo Formenti citerebbe il Marx dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grundrisse" target="_blank">Grundrisse</a>).<br />
Non sto dicendo nulla di sensazionale. &Egrave; tutto acclarato, in una comunicazione scientifica che usa anche i blog dei professori universitari per contaminarsi con questa marea e diventare nuovo materiale da ricombinare.</p>
<p>Il punto &egrave; che molti di questi studi non hanno ancora afferrato lo scarto che c&#8217;&egrave; tra lo spirito collaborativo delle comunit&agrave; di pratica (Wenger) e le &quot;culture partecipative&quot; (Jenkins). Se le prime sono una comunit&agrave; Simmeliana, un gruppo tra pari in cui armonicamente si tende alla conoscenza collettiva, le seconde non hanno nulla di questo retroterra hippie ma traggono nutrimento nella dialettica che si stabilisce tra mainstream e le spinte innovative: il loro humus &egrave; proprio questo conflitto, questo campo di tensione. Per non frammentarsi in un universo di culture locali legate ciascuna al proprio immaginario, le culture partecipative hanno bisogno del collante fatto dai media broadcast/mainstream per avere una base comune da mettere in discussione, ridicolizzare o combattere, bucando il velo della rappresentazione al fine di smascherarne gli stratagemmi.<br />
La campagna &quot;<a href="http://www.flickr.com/photos/vincos/3841467989/">Berlusconi-Joker</a> per la libert&agrave; di stampa&quot; &egrave; l&#8217;ultimo esempio, in ordine temporale, di questo processo.</p>
<p>Per una prospettiva storica l&#8217;uso del fake e del fotoritocco come strumenti di comunicazione politica rimando, come ha fatto Vincenzo, al <a href="http://henryjenkins.org/2008/09/photoshop_for_democracy_revisi.html" target="_blank">blog</a> di Henry Jenkins, direttore del <a href="http://cms.mit.edu/" target="_blank">CMS</a> (Comparative Media Studies Program) presso il MIT nonch&eacute; autore di <a href="http://books.google.it/books?id=RlRVNikT06YC&amp;dq=convergence+culture&amp;printsec=frontcover&amp;source=bn&amp;hl=it&amp;ei=6pGbSraUCMfj-QayqaCPBA&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=4#v=onepage&amp;q=&amp;f=false" target="_blank">Convergence Culture</a> (capitolo 6.).</p>
<p>Linko a questo post anche tutte le <a href="http://www.vincos.it/2009/08/30/berlusconi-joker-icone-per-la-liberta-di-stampa/" target="_blank">immagini da scaricare</a> per partecipare attivamente alla campagna.</p>
<p>P.S. Un piccolo contest sulla memoria collettiva: chi ricorda in quale occasione (senza andare a cercare)&nbsp;&egrave; stata scattata la foto che riporto sopra?</p>
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		<title>Via Modesta Valenti</title>
		<link>http://www.rainwiz.com/2009/08/24/via-modesta-valenti/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 11:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
				<category><![CDATA[anthropology]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Agosto. Pi&#249; che un mese uno stato mentale. Certe cose accadono anni prima, ma si scoprono ad agosto. Succede che un collega in gamba, approfittando della tregua momentanea dalla cultura del lavoro inteso come &#34;risolvere continue emergenze&#34;, inizia a fare una sacrosanta attivit&#224; di normalizzazione database e controllo indici. Incappa in un alert: nell&#8217;anagrafica c&#8217;&#232; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Agosto. Pi&ugrave; che un mese uno stato mentale.<br />
Certe cose accadono anni prima, ma si scoprono ad agosto.</p>
<p>Succede che un collega in gamba, approfittando della tregua momentanea dalla cultura del lavoro inteso come &quot;risolvere continue emergenze&quot;, inizia a fare una sacrosanta attivit&agrave; di normalizzazione database e controllo indici. Incappa in un alert: nell&#8217;anagrafica c&#8217;&egrave; un record relativo ad una strada di Roma associato ad oltre 15 CAP.<br />
Mi viene in mente un&#8217;espressione tipica del mio <a href="http://www.linkedin.com/in/afusco">vecchio CTO</a>: &quot;Non lo trovate, come dire, bizzarro?&quot;.</p>
<p>Via Modesta Valenti&#8230; Mai sentita.<br />
15 CAP? Ma se la Colombo che arriva fino ad Ostia ne ha tipo 8, questa che via &egrave;?</p>
<p>Topoi del racconto. Apparente calma &gt; evento scatenante &gt; dubbio cosmico &gt; dipanarsi della matassa.</p>
<p>E cos&igrave; si scopre che il 19 febbraio 2002 la Giunta Veltroni ha istituito via Modesta Valenti quale &quot;indirizzo anagrafico convenzionale per le persone senza fissa dimora della citt&agrave;&quot; (<a href="http://www2.comune.roma.it/dipsociale/pagina_via_modesta_valente.htm">fonte</a>).<br />
Grazie a questa piccola delibera tutte le persone senza fissa dimora potranno riconquistare diritti civili e individuali come rinnovare un documento o chiedere gli arretrati della pensione (medesima fonte).</p>
<p>Grattando un po&#8217; la superficie glassata di questo racconto ci sono molte borderstories, che non sapremo mai.<br />
Ne &egrave; stata scelta una per tutte: Modesta Valente, un&#8217;anziana senza casa morta  nel 1983 alla stazione Termini.<br />
Un nome che sembra fatto apposta: modesto ma di valore.<br />
Un nome che non avrebbe mai pensato di finire in uno stradario.</p>
<p>Un particolare testimonia la sensibilit&agrave; di chi ha pensato questo piccolo atto amministrativo: il cognome &egrave; al plurale. <br />
Una cosa impercettibile, che ha la forza di scacciare tutta la retorica della tv del dolore che subiamo.<br />
Una forma di rispetto, un modo per far vivere il ricordo di Modesta senza appropriarsi del suo nome vero, ma anche un modo per estendere a tante storie altre il senso di questo &quot;avere un posto riconosciuto nel mondo&quot;.</p>
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