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	<title>rainwiz :. &#187; persone</title>
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	<description>A storm of fluid thoughts</description>
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		<title>Fallen princess</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 15:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
				<category><![CDATA[persone]]></category>
		<category><![CDATA[photography]]></category>
		<category><![CDATA[Dina Goldstein]]></category>

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		<description><![CDATA[(Snowy &#8211; Courtesy of Dina Goldstein &#169;) Ho incontrato per caso il lavoro di Dina Goldstein, una fotografa di Vancouver. Il progetto fallen princess mi ha colpito al cuore (per usare un lessico ameliano).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" class="alignnone size-full wp-image-523" height="340" src="http://www.rainwiz.com/wp-content/uploads/2010/01/snowwhite.jpg" title="snowwhite" width="500" /><br />
	<em>(Snowy &#8211; Courtesy of Dina Goldstein &copy;)</em></p>
<p>Ho incontrato per caso il lavoro di <a href="http://www.dinagoldstein.com/" target="_blank">Dina Goldstein</a>, una fotografa di Vancouver.</p>
<p>Il progetto <a href="http://www.fallenprincesses.com/" target="_blank">fallen princess</a> mi ha colpito al cuore (per usare un lessico ameliano).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Shane Willis</title>
		<link>http://www.rainwiz.com/2009/11/07/shane-willis/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 05:34:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
				<category><![CDATA[persone]]></category>

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		<description><![CDATA[About a month ago I saw this picture: Mc Mechanic &#8211; Hand Fixing Hand It&#39;s a tender homage to Mauritis Cornelis Escher, the great dutch drawer. It&#39;s a work by Shane Willis, one of the most ironic photographers I&#39;ve recently found. Shane made a double dive: First from a draw to a photo, then from [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>About a month ago I saw this picture: Mc Mechanic &#8211; Hand Fixing Hand</p>
<p><img alt="MC MECHANIC - HAND FIXING HAND - Homage to MC Escher - Shane Willis photography" class="size-full wp-image-383" height="358" src="http://www.rainwiz.com/wp-content/uploads/2009/09/shane_500.jpg" title="Shane Willis" width="500" /></p>
<p>It&#39;s a tender homage to Mauritis Cornelis Escher, the great dutch drawer.<br />
	It&#39;s a work by Shane Willis, one of the most ironic photographers I&#39;ve recently found.<br />
	Shane made a double dive: First from a draw to a photo, then from a photo to a fake image (retouch).</p>
<p>	The idea I like is the analogic context: vacuum valves, screwdrivers.</p>
<p>- Hands are tools to represent the world (Escher &#8211; draws the unreality)<br />
	- Hands are tools to capture the world (Willis &#8211; photographs the unreality)<br />
	- Hands are tools to fix the world (drawing becames fixing)</p>
<p>The double dive is: to draw means to fix. Drawing is a mental act: you can fix reality!</p>
<p>Here&#39; the original url: <a href="http://photo.net/photodb/photo?photo_id=6522423&amp;size=lg">Mc Mechanic &#8211; Hand Fixing Hand</a> (Homage to MC Escher<a href="http://photo.net/photodb/photo?photo_id=5636514">)</a> <br />
	Take a look also to <a href="http://photo.net/photodb/photo?photo_id=5636514">Flushed Away &#8211; Toilet Humor, its an American Standard</a></p>
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		<title>ME &amp; EMir</title>
		<link>http://www.rainwiz.com/2009/09/01/kusturica/</link>
		<comments>http://www.rainwiz.com/2009/09/01/kusturica/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 05:11:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>
		<category><![CDATA[kusturica]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Sesti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordi. Cortocircuiti emotivi. Il nome &#34;Emir Kusturica&#34; per me vuole dire tante cose. Tre su tutte: Luglio 1995, estate tra il quarto e il quinto anno di liceo, caldo afoso, vado con curiosit&#224; a vedere Underground durante Cannes a Roma restandone folgorato. 10 settembre 1998, sono in Sala Grande alla Mostra del Cinema di Venezia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordi.<br />
Cortocircuiti emotivi.<br />
Il nome &quot;Emir Kusturica&quot; per me vuole dire tante cose.<br />
Tre su tutte:</p>
<p><strong>Luglio 1995</strong>, estate tra il quarto e il quinto anno di liceo, caldo afoso, vado con curiosit&agrave; a vedere <a href="http://www.imdb.com/title/tt0114787/" target="_blank">Underground</a> durante Cannes a Roma restandone folgorato.</p>
<p><strong>10 settembre 1998</strong>, sono in Sala Grande alla Mostra del Cinema di Venezia per assistere alla prima di <a href="http://www.imdb.com/title/tt0118843/" target="_blank">Gatto Nero Gatto Bianco</a> alla presenza di Emir e del cast al completo: l&#8217;energia trasmessa dal film sfocer&agrave; nella notte in una grande festa sulla spiaggia fino all&#8217;alba.</p>
<p><strong>8 settembre 2000</strong>: se me l&#8217;avessero detto prima non ci avrei creduto. Kusturica e la No Smoking Band sono gli ospiti musicali della serata finale di Cinemavvenire. Come membro senior dello staff dell&#8217;evento ho il piacere di conoscerlo personalmente e presentarlo sul palco. Il sogno di ogni fan&#8230; Piccola curiosit&agrave;: due ore prima del concerto Emir raggiunge la nostra sede di Alberoni (una lacrimuccia mi scende&#8230;) e vede lungo i corridoi delle foto scattate in Kosovo durante la partecipazione dell&#8217;Arca-Enel alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Missione_Arcobaleno" target="_blank">Missione Arcobaleno</a>. &Egrave; inviperito, perch&eacute; a detta sua quelle foto sono parziali e pietistiche. Annuncia quasi sconsolato che non ha pi&ugrave; voglia di suonare, soprattutto per un&#8217;associazione cos&igrave; poco attenta alla situazione della ex-jugoslavia da aderire alla Missione Arcobaleno, un piano di aiuti a basso costo e ad appannaggio esclusivo della popolazione kosovara. Panico organizzativo. Indovinate chi tent&ograve; la mediazione per ricomporre la frattura?</p>
<p><img width="500" height="278" class="alignnone size-full wp-image-275" title="Kusturica &amp; No Smoking Band" alt="Kusturica &amp; No Smoking Band" src="http://www.rainwiz.com/wp-content/uploads/2009/09/Emir_500.jpg" /></p>
<p>Ricordi.<br />
Mixaggi di vita tra passato e presente.<br />
Come tutte le corrispondenze d&#8217;amorosi sensi che si rispettano, tra distanza ed alterne fortune, anche la storia &quot;ME and EMir&quot; &egrave; destinata a continuare e la prossima puntata avr&agrave; luogo il 5 settempre prossimo a Frascati, nel corso della manifestazione <a href="http://www.semintesta.it/fram.htm">Frammenti</a>.</p>
<p>Nel frattempo riporto un estratto molto bello dell&#8217;incontro a Ventotene tra Kusturica e Mario Sesti, originariamente pubblicato sul <a target="_blank" href="http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=103757401306">gruppo di facebook del Dip. di Storia DAMS Roma 3</a>.</p>
<div style="font-family: Courier New;">&ldquo;Ci sono due fondamentali influenze nel mio cinema: il neorealismo italiano e il &ldquo;black humour&rdquo; della suola cecoslovacca, evidente soprattutto nei film di Milos Forman e Jiri Menzel. Credo si vedano sin dal mio primo film, &quot;Ti ricordi di Dolly Bell&quot;.</p>
<p>La cosa pi&ugrave; interessante, se rivedo la sequenza con cui si apre quel film, in cui c&rsquo;era una banda giovanile che suonava &quot;24mila baci&quot; di Adriano Celentano, &egrave; il destino di tutti coloro che erano in scena. L&rsquo;attore calvo, l&rsquo;insegnante con i baffi &egrave; diventato ora il mio nemico personale e politico numero uno, il ragazzo senza una gamba &egrave; stato ucciso in circostanze oscure dopo essere diventato un piccolo criminale, un altro attore &egrave; diventato pazzo ed &egrave; rinchiuso in un manicomio, il batterista pure, pi&ugrave; o meno. Perch&eacute; la musica era gi&agrave; importante sin dalla prima inquadratura di un mio film? Perch&eacute; era l&rsquo;unica cosa che teneva insieme queste persone. Non c&rsquo;era nessun altra ragione per la quale esse dovessero trovarsi in quel momento l&igrave;. &nbsp;E in un mondo povero come quello di quel quartiere in cui i personaggi vivevano, la musica era l&rsquo;unico mezzo per esplorare ci&ograve; che si trovava al di fuori di quel mondo e anche il mezzo migliore per socializzare e stabilire rapporti con tutti gli altri.</p>
<p>Posso dire che a quell&rsquo;et&agrave; la musica per me &egrave; stata uno degli ingredienti fondamentali della mia vita. E soprattutto la musica italiana. Perch&eacute; dai comunisti iugoslavi la musica &nbsp;italiana, bench&eacute; proveniente da un paese capitalista, era accettata. &nbsp;La canzone di Celentano era veramente popolare all&rsquo;epoca, siamo tutti cresciuti con questo tipo di musica. Ci&ograve; che ho fatto, da allora, &egrave; raccontare persone che vivono con questa musica, anche se poi &egrave; diventata forse pi&ugrave; vicina a radici etniche. Credo che ci&ograve; che dovrebbero fare i giovani registi &egrave; parlare di qualcosa che &egrave; loro vicino, che appartiene al loro sangue.</p>
<p>Quando ho fatto il mio primo film quelle canzoni scorrevano nelle mie vene. Perch&eacute; la verit&agrave; &egrave; che quando inizi a fare dei film scopri che c&rsquo;&egrave; una affinit&agrave; naturale tra le immagini e la musica. Qualsiasi musica metti sotto le immagini &ldquo;va bene&rdquo;. Basta metter la pi&ugrave; stupida delle musiche e far muover qualsiasi cosa sullo schermo che ci sar&agrave; sempre qualcuno che dice: &lsquo; Che bello!&rsquo;. La musica invece per me &egrave; stata sempre strettamente connessa con ci&ograve; che sentivo, sia da adolescente che da adulto, con ci&ograve; che accadeva a me come persona. E&rsquo; qualcosa che si vede sin dalla prima scena del mio primo film&quot;</p></div>
<p>(Emir Kusturica, Ventotene, 2009, incontro con Mario Sesti a &quot;cinema e Blu&quot; a cura di Loredana Commonara)</p>
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		<title>Giancarlo Siani</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 12:35:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri sparsi]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>
		<category><![CDATA["Giancarlo Siani"]]></category>

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		<description><![CDATA[Del mio periodo di lavoro a Napoli ho molti ricordi. Se ci penso bene, moltissimi di questi sono immagini, scatti fotografici. Soprattutto persone, e tanti, tanti luoghi. Luoghi immagazzinati da uno sguardo che vede una citt&#224; per la prima volta. I luoghi dello stupore, della Napoli da cartolina insieme con i luoghi degli spostamenti, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Del mio periodo di lavoro a Napoli ho molti ricordi.<br />
Se ci penso bene, moltissimi di questi sono immagini, scatti fotografici.<br />
Soprattutto persone, e tanti, tanti luoghi.</p>
<p>Luoghi immagazzinati da uno sguardo che vede una citt&agrave; per la prima volta.<br />
I luoghi dello stupore, della Napoli da cartolina insieme con i luoghi degli spostamenti, che suscitano la stessa meraviglia perch&eacute; non sono ancora il contesto sfocato del tuo quotidiano.</p>
<p>Bagoli, il treno, il mare visto dal treno, il cambio a Caovur, la metro, la stazione scintillante di Salvador Rosa.<br />
Alla fine delle tante scale mobili passavo per un&#8217;angusta strada secondaria dietro piazza Leonardo diretto alla Nexio.</p>
<p>Ricordo che c&#8217;era una piccola lapide sul muro che delimita questa stradina, una lapide di un giornalista ucciso negli anni &#8217;80.<br />
Ogni mattina passando ci buttavo uno sguardo, e gi&ugrave; con pensieri su come fosse la Napoli degli anni ottanta, del post Valenzi con Gava, Scotti, Forte, D&#8217;Amato fino a Lezzi&#8230; Ricordo di aver pensato che considerando tutte le morti violente per camorra ogni strada della citt&agrave; potenzialmente potesse avere una lapide come quella&#8230; Pensieri stupidi, di un ragazzo con gli occhi curiosi e la mente votata all&#8217;immaginazione.</p>
<p>Tra tutte le cose che ricordo, non c&#8217;&egrave; il nome di quel giornalista. La mia memoria non l&#8217;ha mai messo da parte e conservato, come se fosse uno dei tanti. Come se, in fondo, il suo nome non facesse la differenza. I nomi sono difficili da ricordare. I nomi si ricordano grazie alle storie che li raccontano.</p>
<p><img align="center" alt="Giancarlo Siani" src="http://www.giancarlosiani.it/img/siani.jpg" /></p>
<p>Oggi ho <b>RI</b>scoperto il suo nome. Si chiamava Giancarlo Siani e ringrazio tutti coloro che hanno lavorato per raccontarmi la sua storia, in modo che questo nome non venga dimenticato ancora.</p>
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		<title>Gregory Bateson</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jul 2007 17:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rainwiz</dc:creator>
				<category><![CDATA[addictions]]></category>
		<category><![CDATA[anthropology]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>

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		<description><![CDATA[Gregory Bateson (1904-1980) rappresenta nel mio immaginario il desiderio di pensare lontano dal mainstream. La sua vita è stata una continua ricerca, un continuo mettere in discussione quello che si è fatto fino ad un minuto fa. Personaggio che sfugge alle categorizzazioni (biologo, antropologo, epistemologo?) Bateson non fornisce risposte ma inventa domande sempre più ambiziose. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.rainwiz.com/wp-content/uploads/2007/07/gregory_bateson.jpg" alt="Gregory Bateson" align="left" />Gregory Bateson (1904-1980) rappresenta nel mio immaginario il desiderio di pensare lontano dal mainstream.</p>
<p>La sua vita è stata una continua ricerca, un continuo mettere in discussione quello che si è fatto fino ad un minuto fa.</p>
<p>Personaggio che sfugge alle categorizzazioni (biologo, antropologo, epistemologo?)  Bateson non fornisce risposte ma inventa domande sempre più ambiziose. Con Il suo lavoro moltiplica i possibili ambiti di ricerca, traccia le linee guida di nuove discipline, dissemina impronte ovunque.</p>
<p>La sua idea di un approccio oltre i campi prestabiliti, che avvicina natura e pensiero è molto affascinante. Le sue riflessioni sul concetto di cultura e sulle modalità di formazione del pensiero aprono la breccia all&#8217;avvento della nuova antropologia di James Clifford, George Marcus, Clifford Geertz e Vincent Crapanzano.</p>
<p>Risorse web su Gregory Bateson:</p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gregory_Bateson" title="Wikipedia" target="_blank"> Gregory Bateson su Wikipedia<br />
</a><a href="http://www.oikos.org/psicen.htm" title="Oikos">Mind-ing ecology &#8211; Oikos</a></p>
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