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08/07: Last but not least

Questi tasti scricchiolano sotto i miei polpastrelli, ma sono tre volte che riscrivo l'inizio e mi sto sentendo molto poco fluido... (A proposito, lecture trionfale sul fluidismo, spero che lo spagnolo Havi mi mandi una parte del filmato).

Ieri giornata iperbolica con sveglia-lecture fluida-gita a Palo Alto/Stanford-Visita al Google Headquarter-San Jose'-Ritorno con cena italo/coreana (io ho fatto 3 titpi di pasta molto easy e la comunita' coreana per celebrarmi ha cucinato l'impossibile)-uscita di massa per festeggiare la partenza mia e di Sancho (e vai, due di meno...) a North Beach nel Bubble Lounge (fighettume spintissimo) e poi after hour al Ruby Skye (ultra-iper-fighettume). Io ho sballicchiato e poi ho dato il massimo nel secondo posto al momento del revival rhythm'n blues... Ritorno al college e sbevazzatura finale in stile Animal House con corsa nottura nel campo di calcio...

Stamattina stremato mi sono addormentato nella laundry room mentre aspettavo che finisse il programma della lavatrice.

La verita' e' che non casco dal sonno perche' sono abbastanza nervoso. L'altro ieri ho speso un pomeriggio a telefonare alle signorine molto cortesi della British Airways chiedendo di spostare il mio volo. Anticiparlo o posticiparlo. Niente. La fee da applicare e' di 1000 bucks. 1000 bucks? Stiamo scherzando, vero?
Il risultato e' che parto oggi (tra 4 ore) alle 18.50 da SFA to LHR (London). Arrivo a Londra alle 13.00 (GMT) di domenica. Poi, per uno strano scherzo del destino dalle 13.00 di domenica il primo volo possibile e' alle 18.30 (GMT) da LHR to FCO, con arrivo a Roma alle 21.45 (GMT +1).
Il dramma di perder la finale dei mondiali si avvera... Il Vodoo tedesco funziona.
Pazienza. Mi consolo pensando che la prossima finale sara' nel 2018, e io saro' uno splendido 40enne...
Eppure stare a Londra alle 13.00 e arrivare a Roma alle 21.45 mi sembra un incubo...
Ho chiesto ai miei di non perdersi la finale e di venirmi a prendere dopo, ma, al cuore di mamma non si comanda e quindi mi aspetto di trovarli per le 10.30 gia' all'aeroporto.
Ho detto a Lella di non preoccuparsi... Per questioni legate alla scaramanzia, fate come se non ci fossi... Chiedo a Stefano di darmi una mano in questo.

A questo punto della mia esperienza basta parlare di futile sport televisivo/monetario/populista... Dovrei dire qualcosa d'importante. Statene certi: non lo faro'. E' come quei film molto ammaricani in cui la morale e' stampinata nell'ultima sequenza. Eppure questo blog deve pure avere una fine, non pomposa ma almeno dignitosa...

Allora pensiamo. Mumble mumble...

Se fosse una canzone sicuramente la metterei ad libitum... Volume che si abbassa sempre di piu' fino a confondersi con il silenzio...

Se fosse un film ci vorrebbe un rullo finale pieno di passione... Del tipo "Personaggi e interpreti"... Con tutti i nomi che scorrono e in una finestra alla destra le loro gesta, ma e' troppo sentimentalista.

In un romanzo molto borghese lo farei finire com'e' cominciato, chiudendo l'idilliaco cerchio...

Se fosse un dipinto, non capirei mai quando e' finito e avrei sempre la tentazione di aggiungere pennellate a destra e a manca. (E vai con i problemi di U.E. sull' "opera aperta"!?)

Ma e' un blog. E come finiscono i blog?
Quali sono i topoi dei finali dei blog? Schermo. Caratteri. Hmmm...
Forse il finale giusto e'

GAME OVER!

05/07: Ghebry Independence Day

July Fourth.

Bandierine per le strade, coriandoli, parades.
Gente in piazza, banda, musica.
Hot Dog eating contest (disgustoso).
Big Burger promotion (Double wooper 1.99 $).
Grandma nella strada vestite con cappellino con penna che svetta.

Per me e' il giorno del dottorato di Gabriella e della semifinale.
Mi alzo semisfatto perche' la sera precedente il clan latino (spagnoli, colombiani, venezuelani, messicani e brasiliani) mi prende di punta nel gioco del "Duro", una sorta di passatella spagnola.
All'una di sera penso che Gabry sta discutendo la sua tesi e brindo alla sua. Poi ribrindo e ribrindo.
Nel corso della serata mi tocca bere un quantitativo non salutare di Rum. Alle 3.00 AM sono ancora lucido ma alle 3.05 arriva il bicchiere della staffa e crollo. Stavolta almeno sono in grado di andare nella mia stanza senza l'aiuto di nessuno.
Il giorno seguente mi alzo quindi alle 11.00 con la insalubre aureola che chiamiamo cerchio alla testa. Mi faccio un caffe' con la macchinetta Bialetti comprata dal college e messa a disposizione degli studenti nella cucina dopo la mia raccolta di firme (eh, si, we need it. It's not me. All students like "Espresso").
Controllo il mio cellulare ma "Solo emergenza". Sono 3 giorni che non prende.
Santo skype mi mette in contatto con Gabry e vengo a sapere che e' andata benissimo.
Si creano delle malsane abitudini nello stare con una persona cosi'. Ti abitui al massimo. Mentre lei mi dice che la discussione e' stata interessante e che tutti l'hanno apprezzata molto io ho dei continui Déjà Vu. Lei mi chiede "Ehi non sei contento?". Sara' il rum che rallenta le mie emozioni o forse per me e' normale che sia andata cosi'. Lella e' l'eccellenza.
Spesso mi chiedo come le nostre vite si sono incontrate e poi prese. Gli incontri sono sempre casuali, a patto che due persone percorrano la stessa strada anche se per un breve tratto...
Il difficile e' capier come mai due persone si attraggono e continuano ancora ad essere uniti. Per questo non ci sono risposte facili. Talvolta io penso molto easy che non c'e' luce senza ombra. Ed e' con il concetto di shadow che entro in gioco io, ma e' un discorso che non voglio affrontare ora...
Diciamo solo che la distanza amplifica qualche sentimento e che ti da del tempo per pernsare a te stesso. Se continui a pensare che questa persona e' tutto (o la parte principale del tuo "tutto") c'e' poco da fare. O tu vai da lei o lei viene da te. Motivo principale perche' ho confermato il biglietto di ritorno nonostante le belle offerte e l'easy life del college. A buon intenditor...

Cambiamo argomento. Alle 11.45, finite le telefonate di rito mi reco nell'EGE HALL dove c'e' il megatelevisore per sintonizzare il canale sulla partita. Trovo solo Lucas, lo svizzero (cantone tedesco) che e' gia' pronto ad inveire contro di noi. Siamo in due. La partita comincia.
Poi si aggiungono Katrine (Kolon), Florian (Dusseldorf), Emily (Hannover), Sebastian (Dortmund), Witte (Karlsruhe). E' il 4 di luglio ma a me sembra l'8 settembre.
Mi stringo sul divano nella mia "Scaramantic Position" e controllo i miei amuleti. OK. Tutto a posto. Ora basta sperare... E' strana questa mia attitudine nel calcio. Mi sono accorto che i ragazzi asiatici quando guardano lo sport sono piu', come dire, sportivi. Io sono il prodotto di una cultura dello sport improntata alla vittoria con sfotto'. La partita vinta in 10 contro l'Australia con il rigore contestato e' ok in questa cultura. Vincere al 90esimo dopo 89 minuti di noia per un autogol dell'avversario da molto sugo, specialmente in una partita importante tipo un derby (Paolo Negro Gol, Paolo Negro Gol). Questa cosa non mi piace per niente ma devo lavorare duramente su me stesso per cambiarla.
Alla fine del primo tempo provo a mangiare qualcosa per sedare il vortice che attorciglia le budella.
All'inizio del secondo tempo siamo in 50 assiepati nella stanza tv. Chiunque passa vede la folla e si ferma. L'acqua va al mare. Persino i taiwanesi (per i quali il calcio ha la stessa importanza della lacrosse per me) si fermano a guardare il match. Nel secondo tempo subiamo e io strizzo. L'arbitro sembra di quei prototipi molto casalinghi del tipo "ho Beckenbauer nello spogliatoio che mi sodomizza se concedo all'Italia piu' del minimo salariale". Anche questa attitudine di pensare piu' all'arbitro che a come la tua squadra gioca e' tristemente italiana e anche tristemente mia...
Overtime. Io ho gia' perso 90 settimane di vita e sono pronto a perderne altre 30...
L'Italia scende in campo trasformata. Con 2 punte e 2 rifinitori. Con gente come Iaquinta e Del Piero che si sacrificano giocando rispettivamente larghi a destra e a sinistra. Totti in ombra ma pronto a colpire. Gilardino straordinariamente motivato. Il resto non lo dico. L'ha detto benissimo Alberto citando l'articolo de "La stampa". Io posso dire solo che al goal di Grosso sono saltato dal divano e mi sono inginocchiato davanti alla TV nello stupore generale dei ragazzi orientali e nella incredulita' dei miei colleghi di corso. Mi sono sentito come Nino Manfredi in "Pane e cioccolata". Non e' stato un GOAL!. E' stato un GOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOAL!
Al secondo goal ero ancora troppo stravolto per poter dire qualunque cosa.
Dopo la partita BBQ di festeggiamenti in cui mi sono sbranato una vacca argentina.
La vittoria contro la Germania, con tutti i suoi simboli intrinsechi, e' davvero una liberazione. E' davvero l'independence day.
Prendo spunto dai commenti di Alberto e concordo che "per un giorno Calciopoli e' lontana". Speriamo solo per un giorno e speriamo che nel nostro paese non si cominci uno di quei processi sommari del tipo "ma in fondo rubavano tutti", "ma in fondo tutte le squadre erano colluse", "dobbiamo salvare la serie A", "noi siamo perseguitati politici", "e' un attentato alla democrazia, viviamo in un regime comunista", "avete spezzato la mia famiglia con queste accuse infamanti. Io sono il nuovo Tortora".
Please, datemi una parvenza di giustizia nel nostro paese. Fatemi sognare, dimostrando che chi sbaglia paga e non che chi paga non sbaglia... Scusate se chiedo troppo ma vorrei che, svegliandomi la mattina e dovendo affrontare le tentazioni della giornata, possa pensare che rubare sia un comportamento non solo moralmente inguisto ma giuridicamente sanzionabile. Forse the italian way to catholicism e' "Raggira il prossimo tuo meglio di come lui faccia con te stesso".

Il pomeriggio lo spendo nella mia stanza. Homework. Mi sembra di avere 16 anni. "Scrivere 4 cartelle dattiloscritte su come Albert Camus reinterpreta il mito di Sisifo (mica pizza e fichi...).
Ovviamente e' un compito improbo per il mio inglese caracollante, ma le carte dicono che sono al level 7, tengo seminari in inglese e quindi devo essere in grado di scrivere in inglese su tutto...
Ci metto 4 ore e mezza... Penso che era dal 2001 (tesi di laurea) che non passavo 4 ore filate impegnato nella scrittura.

Alle 9.30 di sera grande evento: tutti a guardare i fuochi d'artificio. Fireworks. In giapponese "Hana Bi" e la scatola dei ricordi di Venezia si apre un'altra volta.
Ci muoviamo con due van e Florian mi dice che e' troppo triste per venire. Tranqui. Se non ti va dammi la tua macchina cosi' saremo piu' liberi. Incastrato. Alla fine viene ma io guido.
I fuochi sono imbarazzanti. PUM... 5 secondi di delay. PUM... 3 secondi di delay... PUM.
Tutti applaudono.
Penso che nessuno abbia mai visto i fuochi di Santa Susanna. Probabilmente per queste persone santa Giuvina o San Pancrazio sono feste epocali. Eppure siamo negli States... Bah...

Altri pensieri sparsi:

1) Andando verso Nob Hill e Pacific Heights mi imbatto nel "Chess corner". All'angolo tra due strade importanti ci sono una serie di tavolini con gli amanti degli scacchi che si sfidano all'area aperta. White collars in pausa pranzo che sfidano homeless. Hip hop black guys che sfidano new China boys. Ovviamente m'inserisco. Sulla mia strada trovo un portoricano e un vecchio yankee. Vinta una (il portoricano) e persa un'altra (il vecchiacchio con un sacco di esperienza). Questo testimonia la mia caratura di giocatore mediocre, ma mi ha dato sugo giocare a scacchi su Market Street...

2) Nob Hill si potrebbe chiamare benissimo "Snob hill", e "Pacific Heights" potrebbero essere i nostri Parioli a Roma, Vomero a Napoli, la collina di Torino, Sampierdarena a Genova, etc.. etc... Nella Grace Cathedral ho incontrato un prete sulla sessantina che ha attaccato bottone.
- "Ah, sei di Roma, bellissimo. Il Papa. La chiesa. Quand'e' l'ultima volta che sei andato dal Papa?".
- "Veramente non ci vado di solito. Non sono cattolico".
- "Ah! Benvenuto. Neanche noi! Questa e' un Episcopal Church".
- "Beh... No. Io sono agnostico".
- "Non credi in Dio? E perche'?"
Il risultato e' stato un dialogo di 40 minuti sui massimi sistemi della fede in inglese. Disastroso.

3) North Beach, italian district, dopo la vittoria e' letteralmente esploso... Oggi ci sono le foto sul SF Chronicle. Hanno chiuso Columbus Avenue al traffico. La gente era per la strada. Pezzi di identita' nazionale che vanno in cortocircuito il 4 di Luglio e sostituiscono la stars & stripes con il tricolore.

4) Dopo i fuochi d'artificio party al 3105 di Shattuck Av. Il posto si chiama la "Pena Cultural" (non trovo il fucking simbolo della n con la tilde, perche' si dice "Pegna Cultural". Si festeggia l'ANTI-YANKEE 4th OF JULY. Ispanici che festeggiano la loro indipendenza. Imperdibile.

P.S. Rinnovo l'invito. Mi rimane un solo giorno di shopping. Se qualcuno vuole che gli riporto qualcosa DITEMELO. Cosi' facendo mi eviterete di girare per shops e prendere il solito presente "ooohh che bello", che pero' in verita' non serve ed e' anche bruttino...
Call for gifts. CMON!!!

01/07: Maurizio

Scrivo di fretta come al solito...
Sono appena rientrato, devo fare la doccia e prepararmi per andare al party rutilante del free-friday.

Alcune considerazioni veloci:

1) Tra poche ore Maurizio si sposa. Ci siamo sentiti e li immagino felici e innamorati. Immagino la tavolata dell'altra sera alla Padella: tutti in famiglia nell'orvieto style che io adoro, donne indaffarate e uomini che rubacchiano qualcosa dal tavolo prima della cena.
Maurizio 25 anni freschi freschi si sposa. Questo e' un messaggio chiarissimo per alcuni di quei perdigiorno/fannulloni/bambini non cresciuti/mammoni/Peter Pan/Single forever/Spaventati dalle responsabilita'/Spaventati dalla vita a due/Spaventati dalla struttura poco duttile della famiglia.
Chi ci si sente faccia un passo avanti. Tana per Fusco... Tana per Brizio.
Il Gaggiotti quando ha sentito che aria tirava si e' attivato per chiamarsi fuori e c'e' riuscito.
Io, con il mio fluidismo, mi sento innamorato e libero, apina svolazzante e partner responsabile.
ma adesso pensiamo a Maurizio. Chissa' se stasera lui sta dormendo...

2) Ierisera cena con la volpe del nordafrica. Hakim. Bello. Ricco. Intelligente. Praticamente l'esegesi del paraculismo maschile. Un sacco di donne lo cercano. Lui si fa rincorrere. Poi, quando e' stanco della loro pressione, si concede ad una (lui usa il termine "castigare") per non chiamarla piu'...
Hakim nasce in tunisia con babbo banchiere e mamma francese. Hakim a 18 anni si strasferisce a Parigi e si laurea nel 2002 a 23 anni. Poi si fa 4 mesi in Germania e due in Svezia.
Hakim e' a San Francisco da 6 mesi. Parla l'arabo (lingua madre), il francese, il tedesco e l'inglese. Praticamente con le lingue si difende. Conosce tutti. Ha un amico farmacista che gli da la marihuana "legale", cioe' la medical, quella che vendolo le farmacie "solo sotto ricetta" per combattere alcuni sintomi dell'epilessia. Un'altro amico gli procura i pass per i bar piu' esclusivi.
Un altro amico gli presta le sue auto sportive per fare bella figura. E poi un altro amico. E un altro ancora.
Ieri siamo andati ad un ristorante francese di un suo amico (strano no?). Composizione del team:
Io, Hakim, Sancho, Lucas (uno svizzero impaccato di Zurigo che sembra uscito da una cartolina della montagna; imbarazzante).Posto da gran signori. Souffle' per entree, poi Fois gras, entrecote, dessert, il tutto innaffiato da due bottiglie di bordeaux regalate da un amico. Dopo la cena ingresso gratuito al VODKA BAR, posto esclusivo della San Francisco che conta. Uomini incruavattati e femmine pittate. Entriamo e tac, tavolo con bottiglia di vodka nella frappeuse + Red Bull ghiacciata per stemperare + appetitzer.
Tutta la sera un pensiero fisso. Ma che ci faccio io qui? Ma che c'entro io con questi uomini tutti rasati a puntino con i vestiti scuri e queste donnine in abito da sera finto sciolto?
Sancho non si fa problemi. E' eccitatissimo. Dopo 2 minuti e' li' che mi balla sciolto con due bionde e mi richiama con gli occhi. Io faccio un cenno a Lucas e invio lui. Dopo 2 minuti Sancho mi rimprovera: "Guarda che io con quello perdo tutte le possibilita'. Devi venire tu". E io "Mmmm, non mi sento bene, sto ruttando il fegato ogni due minuti, tieniti lo svizzero che almeno non olezza...".
Sancho e' un treno. Non ha bisogno di me. Portera' il risultato a casa nonostante Lucas.
ierisera ho pensato: sono in un ambiente a me ostile. Hakim dovrebbe uscire con mio cugino Ettore.

3) Domani sera ho comperato un biglietto per un tv show. Dance Fight. 10 ballerine e 10 ballerini si sfidano individualmente in un contest in cui il pubblico vota. Alla fine della trasmissione dance fino alle 2.00 nello studio tv. Devo ringraziare Ruffina, una ragazza che lavora in amministrazione per avermelo segnalato, discendomi che si tratta di una cosa moooolto ammaricana.

4) Oggi ero diviso. Alle 11.30 ho scoperto che c'era una lettura con Ed Worley, membro onorario del NRA, National Rifle Association, Lobby capeggiata da Charlton Heston che si batte a favore della totale liberalizzazione del possesso e dell'uso delle armi. Guns Guns Guns! Contemporaneamente alle 12.00 cominciava la partita dell'Italia. Dico tra me e me. Ma guarda se un'universita' deve ospitare uno che parla a favore della detenzione di armi da fuoco. Poi, come davanti alla sede di Scientology ad amsterdam, ho provato un intenso desiderio di andare a sentire questo che diceva. Ho pensato: vado la prima mezz'ora e alle 12.00 sono a vedere la nazionale. Quindi vado.
Questo signore distinto, affabile sorridente e gentile ha distribuito delle copie di un opuscolo che riportava gli emendamenti alla costituzione americana. Cerco di riassumere il suo pensiero:

Ha esordito parlando delle liberta' individuali. Tutti siamo liberi di parlare, di professare la nostra religione. Anche gli agenti di polizia non possono custodirti senza prove. Nessun pubblico uffiale puo' abusare di nessuno. Tutti siamo liberi di fare delle cose che non limitano la liberta' degli altri ma gli altri non devono limitare la nostra. Per questo il secondo emendamento difende il possesso delle armi. e' una liberta' fondamentale. Se neghiamo questa liberta' buttiamo nel cesso gli emendamenti alla costituzione che sono alla base del nostro ordinamento. Pensate a cosa sarebbe stata New Orleans senza armi. Niente Polizia. Nessuno a difenderti e folle di persone che svaligiavano chiunque nell'assenza di alcuna legalita'. Le armi non sono una soluzione ma avere un arma aiuta la sicurezza di ciascuno di noi.

Si erano fatte le 12.25 e io mi ero perso mezzo primo tempo. Ma ero cosi' spazientito da questo cazzone gentile e smieloso. "Nessuno piu' di noi vuole proteggere la famiglia, per creare un mondo sicuro per il futuro dei vostri figli" (frase scritta probabilmenta da Goebbels). Ho alzato la mano. Sono intervenuto. Innanzitutto due cose rapide sugli abusi dei pubblici ufficiali e sulla detenzione "legittima di armi". Ho parlato di Nicola Calipari e del Cermis. Stupitissimo che nessuno conoscesse di cosa stavo parlando (il nostro governo ha fatto tantissimo in queste battaglie, eh???).
Lui a quel punto ha cercato affabilmente di togliermi la parola ma io quando ho capito che tentava di stopparmi mi sono alzato in piedi e ho continuato. Il problema e' la sicurezza. Capisco che lei cita new orleans perche' il fear factor e' il miglior marketing per vendere le armi, ma non le pare che lei non atia riflettendo sui motivi di questa insicurezza? Voglio dire, per rendere sicuro un paese, un palazzo, la soluzione che lei prospetta e' alzare un muro e comprare un fucile? Lei ha parlato di violenza, ma non le sembra che una "cultura della violenza" venga alimentata dal sapere che il babbo ha una 44 magnum nel tiretto del mobile all'ingresso? E infine, ha mai visto Bowling a Columbine?

Lui e' rossissimo ma paraculo. Dribbla le mie domande e dice che non ha mai visto il film di Michael Moore perche' per lui e' solo uno spocchioso e incapace regista che cerca di farsi un pubblico predicando valori in cui non crede nemmeno lui. E poi parte con una parabola personale del tipo che quando lui aveva 14 anni lo hanno messo al muro per togliergli i soldi ma in quel momento e' passato un uomo comune, un uomo che non avrebbe mai avuto il coraggio di fermare dei criminali ma con la pistola in tasca lui si e' sentito sicuro e ha spaventato i banditi cattivi. Un racconto irreale. Sono le 12.45. Il primo tempo e' andato e io l'ho speso con questo cazzone. Mi alzo per andare e lui fa una battuta del tipo che "la verita' scotta e noto che il nostro amico purtroppo ci sta abbandonando" tipo con la coda tra le gambe. Capisco che l'ho in qualche modo ferito, senno' mi avrebbe lasciato andare via senza sottolinearlo. Allora vado verso di lui, sul podio e uso il suo microfono. "Si, me ne sto andando, perche' la mia nazionale di calcio tra poco giochera' il secondo tempo di una stupida partita di calcio che, nonostante tutti gli scandali possibili e immaginabili del calcio italiano, per me ha piu' dignita' di stare a sentire che per risolvere il problema della violenza e della criminalita' bisogna mettersi la pistola nei pantaloni. Capisco che lei e' ben pagato per questo, ma io preferisco guardare dell'inutile sport rispetto a vendere le mie idee, sempre che lei non ci creda veramente a quello che dice, perche', altrimenti, sarebbe davvero preoccupante...
Applauso dalla sala. Il coordinatore delle letture interviene imbarazzato e dice che e' tardi e che possiamo fare un break. Io vado a vedere la partita e molte persone mentre vado via mi sorridono e mi stringono la mano.
Ho perso tutto il primo tempo. Vedo la tv. ITALIA 1 - UCRAINA 0. Riscuoto almeno il mio piccolo premio.

5) Il prossimo venerdi' a quest'ora sto chiudendo la valigia. Se qualcuno quole che gli riporto qualcosa parli ora o mai piu'... (E ripenso a Maurizio).

Shit. E' tardissimo. Vado a fare la doccia.

28/06: Gay Parade

Sabato e Domenica giornate consacrate alla manifestazione dell'annno della Bay Area: the gay parade.

Sabato pomeriggio ci rechiamo a Castro per la DYKE parade. Lesbian proud. Entriamo nel METRO BAR (Market cross 16th) e dopo 5 minuti un bel maschine mi strizza la natica destra. Cool...
Dopo un ora arriva la sfilata: Donne centauro alla guida di Harleys (un fottio, forse 400 moto...), donne vestite in giacca e cravatta (bianco e nero BB style), donne multicolore, donne culturiste, donne piuttosto nude, nude, nudissime (ho una grande documentazione fotografica), che ballano nude e sti strusciano tra loro. Diciamo che ho assistito ad un street carnival delirium con alla base l'assunto: "Thanks GOD for DYKES".

Bancarelle coloratissime con in vendita tutti i prodotti del nuovo piacere (potete immaginare...).
Nella serata movida di locali gay&lesbo (un po' frustrante visto che dopo 30 minuti in un locale gaio ti annoii da morire...). Passiamo dall'AMNESIA a EL BARRIO al COOKIE NIGHT. Alle 22.00 Paloma riceve una telefonata da un suo amico cileno che e' ad una festa privata in casa di amici e ci dice se ci va di andare... A me? Sure! Prendiamo la macchina e ci rechiamo ad Haight Ashbury in questa casa post-hippie tutta artistoide/radical chic. Vetri colorati, strumenti musicali sparsi in giro, vecchi 33 giri, HOWL di Allen Ginsberg trovato sotto il cuscino della poltrona...
E' il mio ambiente e do il meglio di me. Parlo con tutti. Nonostante la lingua madre in quell'ambiente sia lo spagnolo io con il mio italo-spanglish conquisto il padrone di casa che apre un pregiato vino rosso per me.
Sul versante dance vuoi per la caviglia vuoi per il Reggaetton (nuovo genere dance sudamericano a me sconosciuto prima) non mi esprimo ad alti livelli.

Al letto alle 4.30 in Oakland sono devastato.
Mi sveglio alle 10 con un sonno imbarazzante e, dormiente, mi rimetto sul bus NL per San Francisco. Prima penso: ma chi me lo fa fare, tanto ho visto tutto ieri.
Quando arrivo ad union city mi accorgo che la lesbo parade era solo un avvisaglia. Delirio completo. Ennesima potenza. Frotte di Drag Queen, uomini nudi sui rollers, uomini nudi che ballano addosso agli altri. Gente che amoreggia. Per un attimo ho pensato: qui tra un minuto scatta l'orgiona in strada. Davvero. Da noi e' impossibile andare nudi e "felici" (?) in giro per la strada principale di Roma. In confronto la nostra gay Parade e' roba da asilo...
Alle 13.00 comincio a sentirmi malino. Sonno piu' la vista di corpi maschili palestratissimi e nudi mi provocano una nausea niente male. Decido che ne ho abbastanza. Torno al college, prendo la macchina e con la seguente combriccola:

- Murat (Turchia)
- Roger (Venezuela)
- Stine (Danimarca)
- Na-Yong (Corea)

me ne vado a Muir Woods, una riserva naturale a nord di Sausalito. Sensazione incredibile. Vegetazione assolutamente nuova per me. Nessun albero in europa arriva ai 110 metri del big redwood o al diametro delle sequoie giganti. Altri simboli fallici, ma almeno respiro aria salubre...

Al ritorno al college sono depurato. Mi becca Florian (Germania). Ti va di andare a San Francisco a sentire un gruppo che suona live per 3 bucks? Io li conosco e sono dei grandissimi!
Sono stremato ma Muir Woods mi ha dato della carica residua. OK. Let's go.

27/06: Radiohead

RIprendo in mano le armi del blogger dopo il week end di pausa per farvi poter scaricare gli ultimi aggiornamenti sulla mia situazione attuale.

Venerdi': Concerto dei Radiohead nel teatro greco di Berkeley. Pogo. Costo dell'operazione 130 $. Mi scoraggio. Poi, parlando con Sean (un ragazzo che lavora nel college in amministrazione) vengo a conoscenza dell'esistenza di una collinetta dietro al teatro greco dalla quale si sente benissimo e si vede anche il palco. Appendo un cartello all'ingresso del college in cerca di compagni d'avventura. Dopo 1 ora ci sono solo 2 nomi, Martina e Paloma. Allora fermo qualche amico, tipo Javier (spagna), Murat (turchia), Alex (francia), Na-Yong (Corea) ma la risposta e' sempre la stessa "Radio what?". Capisco. Questi c'hanno dai 20 ai 22 anni. OK computer e' del 1997 e loro avevano 11/13 anni. Per loro Radiohead e' una parola priva di senso. Alle 16 sul mio cartello ci sono gli stessi due nomi. Partiamo. Alle 17.00 siamo davanti all'entrata, con circa 3 ore di anticipo (tempo minimo per la sistemazione rilassata sulla collina). Pit stop al LIQUORS SHOP, dove compro 2 bottiglie di vino e un pezzo di pizza; le mie compagne (di concerto a scocco) comprano 6 birre, Pringles, Tacos, e altre raffinatezze...
L'universita' si popola via via e alle 18.30 siamo sulla collinetta (che fatica con la mia caviglia). C'e' un sacco di gente e in linea d'aria saranno 20 metri piu' in alto dell'ultimo anello del teatro. Si vede il palco. Soundcheck. Si sente molto bene. Mi rilasso, sedendomi a terra e aprendo il mio primo vino. Faccio un rapido skim dei miei neighboor e vedo che sono tutti ragazzi molto easy. Per la prima volta mi sento come nel mio ambiente, tra simili. Allora attacco bottone con una coppia alla mia sinistra e scopro che lui e' il fratello del cantante del gruppo spalla che aprira' il concerto. "Ma scusa, tuo fratello te li poteva pure trovare due biglietti, no?" E lui, "si, e' vero ma dentro e' pieno di futuri colletti bianchi mentre qui possiamo bere e farci una canna!". Ha ragione. Meglio qui fuori...

Alle 19.30 inizia il concerto con il primo gruppo spalla. Post garage rock.

Testo della prima canzone: Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda Panda... China!

Testo della seconda canzone: Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny Bunny !

Ipotizzando che il mio vicino fosse imparentato con quelli mi allontano con decisione. Vedo una ragazza che si sforza per aprire una bottiglia di vino, poi la passa ad un ragazzo che tira ma il tappo non se ne viene. E' il mio momento. "Do you need help?". Prendo la bottiglia nelle mani et voila', aperta facile. Lei ride e lui un po' meno ma mi offre un bicchiere. Gli dico che ho il mio vino e trono alla base per prendere la mia bottiglia. Cheers. M'inserisco in questa comitiva di studenti di Berkeley: Gabriel (Alaska), Brian (Virginia), Kelly (Caribbean), Loma (Bolivia), Mat (Kansas). Mi offrono un pezzo del loro plaid e mi siedo li'. Di dove sei, bla bla... Ogni tanto mi giro per vedere cosa accade di Martina e Paloma, e vedendole un po' sole le vado a prendere e inserisco pure loro.

In quel momento cominciano i Radiohead. Prima canzone: you. L'atmosfera e' surreale. Tutto un teatro + collina in silenzio... Infatti, per essere un concerto rock la voce di Tom Yorke sembra davvero troppo fragile e tutti ascoltano senza fiatare. Luna piena. Io penso a Pablo Honey, poi alla persona che mi ha fatto sentire per prima The Bends e prendo il telefono per chiamare.
Non mi accorgo che sono le 5 di notte in Italia e Laura mi risponde con la voce fresca del sonno profondo. Vabbe'.
Dopo un'ora ho un altro attacco del tipo "devo assolutamente sentire questo amico" mentre suonano Exit Music ma la TIM mi impedisce un altra figura con ilrossoteatro...

Finisce il concerto e io sono appagato. Saluto i miei amici ma Gabriel dice "Ma non venite con noi in un bar?". Guardo Martina e Paloma. Ok, veniamo. Andiamo nel bar ma all'ingresso non fanno entrare Kelly e Loma perche' hanno meno di 21 anni. L'uomo all'ingresso riconosce che loro hanno un fake id. Per questa storia dell'alchool un sacco di giovani ragazzi hanno una carta d'identita' falsa...

Allora cambiamo idea. Compriamo delle cose da bere allo shop e andiamo nel loro dormitorio.
Entro in una vecchia villa signorile sulla collina di Berkeley. Tutti i piani sono stati tayloristicamente parcellizzati per ricavare piu' stanze possibili. La stanza di Gabriel e' 20mq (e lui paga 600 $ al mese con uso del bagno al piano!!!), allora prendiamo delle coperte e andiamo in terrazza...
Saliamo su, freddo boia + nebbia (che dalle 22 alle 11 di mattina inesorabilmente invade la baia).
Loro prendono 2 chitarre e 2 bonghi e mi dicono se so suonare e cosa voglio sentire. Comincia la nostra jam session nella nebbia e suoniamo buona parte del repertorio del rock americano 70/90.
Kelly canta. Io e Gabriel alla chitarra. Mat e brian ai due bonghi. Cool.

Mi chiedono di fare qualcosa d'italiano. Mi consulto con Martina e comincio una tonante "Bella Ciao".
Berkeley. 2.30 del mattino. Terrazza del dormitorio. Bella ciao urlata live. E' stato il miglior augurio per la consultazione referendaria e ora che vedo le facce dei leghisti e la minimizzazione della sconfitta di AN godo... In fondo, come diceva l'intramontabile Toto, "con la chitarra in mano, lasciatemi cantare, sono un italiano".

23/06: Searching for the American Dream in Walgreens

Le citta' americane non hanno luoghi storici, palazzi d'epoca, anticaglia da europei. L'unica attrattiva che dall'europa e' stata ripresa in pieno in america e' il museo, ma si sa che le collezioni sono fatte da chi ha i soldi (Come il nostro amico Getty)...

Le citta' americane sono fatte prevalentemente di negozi.
Ipermercati. Catene di franchising. Big mall. Centri commerciali.
Piccoli cinesi aperti la notte, medi locali messicani, grandi magazzini, Enormi magazzini, Citta' outlet, citta'...
Le chiese americane sono i grandi magazzini dove si venera il dio denaro e si perpetua il rito del consumo.
Finalmente ho capito. Devo girare in questi luoghi... Se voglio vedere qualcosa da mettere nel taccuino devo battere tutte le strade del commercio, da quello dei burritos fatti alle 3.00 di notte del chioschetto ai grattacieli di BEST BUY.

Questo pensavo domenica scorsa mentre ero sdraiato sul mio asciugamano pezzotto nella popolare Santa Cruz. Atmosfera: caldo boia, umido devastante, palestrati&palestrate sulla spiaggia, parco di divertimenti con montagne russe "directly on the beach", temperatura dell'acqua presumibilmente 3 gradi (celsius...).

All'inizio mi sono concentrato su alcune delle tendenze dell'estate. Aspettatele perche' ci sono buone possibilita' che arrivino anche da noi:

1) Unghie multicolorate e curatissime. I negozi di "NAILS" sono buchetti ma pare faccciano soldi a palate.
2) Ombrellone tecnologico che ogni tot minuti (impostabile) spruzza del vapore acqueo refrigerante.
3) Cappellini da baseball trasparenti e traspiranti.
4) Stuoino piu' piccolo per animali domestici / bambini.
5) Il nuovo gioco dell'estate: lanci un missiletto di spugna che rimbalza sull'acque e prende direzioni strane...

In pratica, dopo 40 minuti nel carnaio di Santa Cruz, ricoperto di ustioni multiple, volevo mori'.
Facendo il ragionamento dei mall mi sono alzato e ho detto a tutti che facevo un giro per cambiare il grattino della macchina. Che sollievo passeggiare un po'. Che sollievo passeggiare all'ombra.
Santa Cruz e' un po' monotona commercialmente parlano. Negozi di surf e T-shirt. T-shirt e Surf. Girato l'angolo della strada principale lo vedo: Walgreens!

Walgreens e' presente con oltre 1000 punti vendita in tutti gli stati uniti. Walgreens e' un'istituzione. Devo entrare in un Walgreens. Entro...

All'entrata vengo colto di sorpresa dall'oscurita' e dalla confusione. Troppe cose. Sono gia' in saturazione. Sulla sinistra c'e' un altarino con una foto e un papiello di storia. Vengo a sapere che il signor Charles R. Walgreen apri' nel lontano 1902 un bugigattolo di 40mq in una citta' chiamata Dixon per vendere medicinali. Infatti mi ricordo che il dottore dell'ospedale mi aveva detto di andare da Walgreens per comperare l'ibuprofene. Come tutte le storie americane l'inizio e' promettente (il sig. Walgreen e il suo bugigattolo), lo sviluppo e' noioso (gente che va al letto presto e prima di dormire riconta i soldi della cassa) e il finale e' prevedibile (ora sono una supercatena itrerstates).
Proseguo e m'imbatto in categorie merceologiche assurde messe insieme: tintura per capelli vicino a portachiavi con effige di vip vicino a sturalavandini vicino a raid antizanzare. La cosa che sorprende e' che le corsie sono davvero strette, anguste. Poi capisco... Vengo richiamato da un signore. Sono entrato nel senso sbagliato! Le corsie sono a senso unico... Non ci credo... Se ti serve una cosa all'ultima corsia ti devi pippare tutto il serpentone.

Le corsie. Questa metafora dell'autostrada che non muore mai. Chissa' quando faremo la spesa on line e passeremo con la macchina nel DRIVE-IN-IPERMARKET dove ci consegneranno solo le buste...
Comunque non mi sbagliavo. Le corsie del Walgreens sono uniche, affascinanti. Ne cito qualcuna:

- PARTY. Tutto per i tuoi party! Cappellini, trombette, piatti e bicchieri, confezioni giganti di pistacchi, ghiaccio pronto, frigo da viaggio per mantenere le bibite fresche, tartine secche da mettere nel microonde, popcorn non cresciuti che crescono in 20 secondi nel microonde, patatine paranoiche che se le metti nel microonde diventano supercroccanti (com'e' possibile???). Giochi da party, twister, giochi di ruolo, foglietti per i giochi di ruolo, libri su come far divertire 30 persone, 50 persone, libri su "il party perfetto". Imperdibile lo striscione "There's a party! Yes, asshole..."

- PETS. Tutto per i tuoi piccoli animali. Pappe e pappine ma anche giocattoli per animali, tutine, vasche idromassaggio (?) per cani, trattamenti alimentari a vari step (geniale!) per far mangiare determinati cibi al tuo cane (L'idea e' che tipo gli metti la verdura in percentuali sempre maggiori nella sua carne e alla fine lo sfigato si abitua a mangiare 95% di verdura e 5% di carne...). Imperdibile la videocassetta: "Pets entertainment!". Non ci credo. Non costasse 15 $ ci farei un pensierino. La mattina devi lasciare il tuo gatto a casa? Pocomale, accendi la tv e gli metti il suo programma preferito! Questo apre degli scenari commerciali nuovi per la targetizzazione dei prodotti...

- BARBECUE. Fuocherello. Fuochino. Fuoco. Carbone, carne, verdure, attrezzistica tecnica (forchettoni rotanti), il mondo della brace perfetta. Imperdibile il grembiule con BUSH che mette l'IRAQ sulla graticola.

- AMERICAN PRIDE. Magliette con lo zio sam. Bandiera della California, Bandiere di tutti gli stati, Stars & Stripes, Pupazzetti con i presidenti, targhe con scritte simpatiche, bottoni e spillette "US? USA!". Con mia grossa sorpresa la normal size della strars & stripes era finita (devo trovarla per il Coppo che me l'ha chiesta...). Se la bandiera era finita vuol dire che questi la comprano e che ci fanno? La mettono a casa? Nel giardino? Io l'unica bandiera italiana l'ho comprata nel 1990 per i mondiali e ancora ho quella...

- HEALTH. Robba fortissima. Walgreens era una farmacia e lo e' ancora. Se hai la ricetta vai al bancone e paghi un prezzo ridotto, altrimenti serviti pure dallo scaffale!!! Incredibile. L'idea e' che se hai i soldi e vai dal dottore risparmi, ma se non li hai e non puoi pagare il dottore paghi tutto il farmaco. Quadra, no?
Che c'e? Tutto! Protesi, piedi finti, fasciature, antibiotici, antidolorifici, antidepressivi e un packaging estremo, studiatissimo. Sto impazzendo. E' la Mecca della mia ipocondria. Posso comprare tutte le medicine che voglio. Inoltre creme (per tutto, anche per la memoria da spalmare sulla fronte!!!), pomate, piccoli aghi per un'agopuntura fai da te. Il mio occhio viene catturato poi da una confezione con 12 pastiglie grandi e gialle. "FIX FART". Meraviglioso. Cura la predisposizione a scureggiare. Il packaging somiglia alle Ziguli' (per quello mi ha attratto). Lo voglio e comincio a sognare... Penso che potrei andare alla Biennale di Venezia e fare una performance chiamata "FART ART" in cui l'autore (io?) ingurgita pastiglie antiscureggie e poi, su un piedistallo marmoreo in varie pose, si sforza per farne qualcuna. Metafora del controllo, di quello che prendiamo contro il nostro desiderio di esprimerci. C'e' tutto dentro: corpo, comunicazione, attesa, sociale... Segna Lucariello...

Esco dal Walgreens frastornato. Alla cassa c'e' l'assalto finale con il cassiere che ti propone un prodotto a caso che puoi avere con solo un dollaro in piu'. Ma io ho resistito. Non ho comperato nulla e per me la promozione non vale.

Sono felice. Esco convinto di aver visto un posto finalmente "americano". Per la strada penso all'ossessione di comprare. Di occupare il tempo del NON-LAVORO che comunemente chiamiamo "libero" (maddeche'?) con il TEMPO DEL CONSUMO. Quando il tuo tempo del non lavoro coincide con il tuo tempo del consumo un uomo marketing ha un orgasmo. Il consumo e' la katarsis moderna. L'azione (privazione) che pero' ti fa sentire meglio, da un senso al tuo agire. Mi sento diverso e ne sono fiero. Mi dirigo verso la macchina. Gurado. C'e' una multa. Ma che ore sono? Sono stato dal Walgreens un'ora e mezza? Assurdo...

La morale finale, come in tutte le storie americane, e' che il nostro antieroe si e' sottratto al consumo ma non allo spettacolo della merce (moolto W.B.). Il nostro flaneur ha quindi dovuto pagare dazio, per l'esattezza 25$ alla contea di Santa Cruz.
E pensare che con 25$ mi ci usciva una scatola di pastiglie per non scureggiare un pupazzetto di Bill Clinton e anche un topo di plastica ma con peli ti topo veri per Bruto...

22/06: Nightlife

Dopo il post filosofico-euristico-gnoseologico sul fluido eccomi pronto per altri racconti.

In questa settimana sono successe tante di quelle cose che non e' facile tenere il conto. Vorrei procedere con ordine ma sarebbe molto ma molto lungo. Allora... Da dove cominciamo... Mumble mumble... Eravamo rimasti a venerdi' sera. Ok, facile, venerdi' sera party dance al Mills College. Presenza stimata sulle 100 anime, tutti assiepati in due stanzette moolto piccole e quindi situazione termica vicino al collasso... Che deve fare uno come me con una caviglia di cristallo (non posso ballare), senza la sua donna, in dei party dominati da dei 18/20enni spinti (tolto un turco 45enne che adoro perche' mi salva dall'essere il piu' vecchio), con musica HOUSE/HIP-HOP/TRASH/TECHNOARAB ? La risposta e' semplice. Si diverte per 20 minuti salutando tutti e poi piano piano si rompe i cosiddetti scivolando in preda all'alcool. Io, visto i precedenti di un mese fa quando mi hanno riportato al letto due estranei, sono stato cauto e ho bevuto uno zinzinello di meno, quanto basta per tornare a letto con le mie gambe. Mettici pure che ho passato una grande parte della serata nella smoking area (una terrazza) a parlare con due depresse che erano tristi perche' molti degli studenti annuali (9 mesi) sarebbero ripartiti il giorno dopo. Alle 3.00 ho capito che neanche tutto l'alcool presente sarebbe riuscito a colmare la loro depressione e quindi ho segato la situazione e me ne sono andato a dormire...

L'indomani (sabato) mi sono svegliato alle 11.50 e ho fatto colazione con la partita della nazionale. Poi, depressione aggiunta alla depressione, sono andato ad affittare una macchina per il week-end e siamo andati sulla spiaggetta di Alameda. Niente di che ma un piacevole sole in mezzo a famiglie messicane che mangiavano barili di chili piccante sulla spiaggia. Un dodicenne messicano mi e' venuto a chiedere se avevo da accendere, per far partire il suo megagalattico barbecue. Family life.

Il sabato sera siamo andati a frisco di notte in formazione anomala tutta latina.
Io, Alessando, Martina [ITALIA]
Javi [SPAGNA]
Rocher [VENEZUELA]
Paloma [CHILE]
JEFFERSON [BRASILE]

Obiettivo nightlife. San Francisco e' una citta' da nightlife. Ci siamo fatti prima i quartieri alti, con i loro club lussuosi con dress in black required; io ovviamente con il mio jeans e la mia camicetta a scacchi da boscaiolo del Minnesota ero la parte debole del gruppo, ma furbescamente mi ero portato una giacchetta di velluto a coste (tra l'altro una delle poche giacche che ho) per poter dissimulare qualcosa vicino all'eleganza. Sui club fighetti c'e' poco da dire. Musica oscena. Tutti si strusciano. Sensazioni di Dejavu' da riviera romagnola o da Sardegna che conta...

Poi direzione North Beach, quartiere italiano. Grande festa per la strada li', bancarelle e zucchero filato. Mi sento a casa ma pochissimi club per ballare. Infatti a North Beach e' pieno zeppo di bar e lounge, ti bevi il tuo vinello o il tuo cocktail fighetto mentre ascolti una musica soft. Serata diversa da quella che i miei compagni d'avventura volevano. In finale a North Beach, come in Italia, la festa e' spesso per strada e non al chiuso di un posto.

Ultima Destinazione. Mission Street. L'arteria che attraversa il quartiere ispanico (Mission District), Gay (Castro) e Hippie (High Ashbury). C'e' davvero di tutto. Con la mia tattica sciolta chiedo a dei ragazzi per strada se conosco un buon club dove si puo' ballare del rock o musica dal vivo. Mi fanno 2 o 3 nomi. Andiamo ma per strada Javi (con l'altra macchina) si ferma perche' lui e Paloma vedono un sacco di gente fuori da un locale chiamato Beauty Bar. Ok, fluidi, andiamo.
Entro e l'atmosfera e' davvero molto bella, tutti zompettano felici, il deejay mette un pezzo, scenda dalla pedana e balla un minuto poi risale per mixare il prossimo brano. Tutt'intorno e' un crogiuolo di gay, darkettoni, qualche transone e comitive di ragazzi e ragazze che vogliono divertirsi. E' il posto giusto. Quando mettono "I will survive" non mi trattengo. E' davvero troppo. Scatto dalla mia poltroncina da parrucchiera e mi tuffo nell'arena dance. Noto che il mio stile torrettifero e' molto guardato. Per loro credo sia assolutamente inusuale vedere il mio "romano & burino" dimenarmi. Ma funziona. Qulcuno addirittura accenna un passo simile al mio. Ad un certo punto sento la mia caviglia che mi sta praticamente scaricando. "Basta. Sei sempre il solito stronzo. Voglio divorziare dal tuo corpo. Non ti preoccupi mai per me". Mi risiedo ma e' troppo tardi. Il fuoco del ballo+liberazione si e' acceso e quindi continuo...
La serata e' stata davvero piacevole e vi racconto un particolare che non vi voglio risparmiare. Verso la fine mi si avvicina una ultratrentenne tardonissima (eh, che conquiste che faccio!!!) e mi dice che le mie mani sono molto belle, please, let me see them...
Io penso ovviamente che e' matta ma non nascondo le mani, mi sembra brutto. Lei prende la mia mano destra e mi dice che ci manca un po' di colore... Risultato. Dopo 2 minuti torna armata di smalto per le unghie. La cosa mi diverte. Chemmefrega. Il 10% di gaiezza che e' in me e' davvero divertito. Questa mi schiaffa un rosa schock sulle unghie della mano destra e mi chiede se lo voglio anche alla sinistra. Sure.
Come finisce la storia? Che lo spagnolo e il venezuelano, figli di una cultura ipermachista, non possono credere che io mi sia fatto dipingere le unghie. Gli altri ridono molto e anch'io sono divertito.
L'indomani, a colazione, sono il personaggio del giorno per tutto il college (che essendo per la maggior parte frequentato da donne, e' anche un collge molto lesbo). Cerco di toglierlo in tutte le maniere ma non viene via. Dopo 10 minuti che smadonno con acqua e sapone viene Philippe al bagno, un ragazzo francese omosessuale, e mi da il suo acetone. Sorride. Io sorrido e gli racconto la serata.
Passa uno in bagno e ci vede che ridiamo assieme. Chissa' che gossip e' partito per tutto il college dopo le mie unghie e le risate con Philippe ma io mi diverto ad urtare i benpensanti...

21/06: Fluid

Ierisera avevo scritto un post molto esistenzialista del tipo testamento spirituale bla bla ma il destino ha voluto che un calo della banda me lo abbia portato via. Davvero stamattina non riesco a trovare le paole che avevo usato ieri sera e poi il mio fatalismo ha preso il sopravvento (si vede che il post non doveva essere sul blog), quindi cambio genere e mi tuffo nel fervido dibattito sul fluidismo. Chi non fosse interessato puo' lasciar perdere questo post ma per non disattendere i gentili lettori prometto di scrivere su qualcos'altro stasera.

Ancora non ho tenuto lo speech (ho preferito rimandarlo a questo venerdi' perche' di solito ci sono molti piu' studenti nella Lucie Sternie Hall) ma credo che il mio punto di vista necessiti una riflessione chiarificatrice per fugare alcuni misunderstandings.

Anch'io credo fermamente nel fluid thinking, fluid lifestyle ma la mia ottica e' quella di una plyfull cleverness, di giocare e scherzare (provare a tirare) con le situazioni e con i concetti per superarli ed andare oltre. Per questo motivo non riesco spesso a prendermi sul serio, perche' penso che la serieta' costituisca un limite alla capacita' di osare e quindi di creare. Mi piacerebbe citare Fliaiano quando dice "La situazione e' grave ma non seria". In questo paradosso trovo la chiave delle mie riflessioni intese come pensieri sparsi, come "estetica del frammento" che non ha (e non vuole avere) l'ambizione di essere pensiero organico (come piaceva agli intellettuali di un tempo). Questo anti-intellettualismo (antitesi dell'idea di cultura Hegeliana), questo credere nelle cose ma saperci giocare e saperle smontare e rimontare sono le componenti alla base del mio pensare fluido.

Spesso questo viene frainteso e sembra che io sia il piccolo bimbo che gioca con il flauto di vertebre. In realta' credo che il fraintendimento sia avvicinare questa energia creativa polimorfa e ludica alle situazioni boccaccesche da commediola italiana degli anni settanta. Davvero no, grazie.
Personalmente non sono contro l'idea vanziniana della risata grossa, grassa e fugace perche' credo che se qualcuno vuole spendere i suoi 7 euro per vedere due culi e sentire Boldi e De Sica che si mandano affanculo ha il pieno diritto di farlo. E' solo che in quelle situazioni io mi sento a disagio perche' non sento alcuna energia creativa, anzi, sento di avere di fronte a me la faccia compassionevole del potere che con una risata di pancia fa finta di prendersi in giro mentre si autoafferma. Alcuni campioni d'incassi italiani di questi anni rimarranno nella storia ma non per la loro comicita' quanto perche' ci dicono tante di quelle cose sul sistema di potere di questa italietta berlusconiana fatta di furbetti, briatori, ragazzini svelti e fighette altrettanto svelte che alcuni trattati sommi di sociologia non riescono a rendere con la stessa vividezza.

Io rifuggo da tutto cio' perche' lo trovo davvero reazionario. Alcune produzioni di Natale ricaclcano davvero il canovaccio di Goebbels. Ora, il punto e', cosa puo' fare il fluidismo per affermare la sua differenza? Ovviamente non scrivere su Filmcritica o partecipare ai dibattiti di Italia Cinema dove non ha senso portare questo discorso. Non credo sia neppure interessante chiudersi all'interno di una setta "intellighente" e ridere degli altri poveri stupidi. Il fluidismo rompe i meccanismi di potere e quindi magari puo' prendere uno di quei film e rimontarlo con in mezzo degli estratti della nostra vita parlamentare (un'idea forse Dada, ma il fluidismo deve molto a Dada e all'internazionale Situazionista). Il fluidismo in questi casi smonta ma non per distruggere ma per ricostruire. Decostruisce. Cerca nuovi equilibri, nuove possibilita'. E, io credo, lo fa in mezzo alla strada cercando di coinvolgere tutti, lo fa in maniera ludica cercando il piacere (e non "di" piacere).

Questo post e' stata la mia katarsis. Adesso ho qualche idea in piu' per lo speech.

17/06: Call it Berkeleyaddiction

Il poker di mercoledi' non ha raggiunto il numero legale di 8 (eravamo 5) e, se non si raggiunge il numero minimo, non si gioca. Tutti i miei sforzi per giocare all'italiana con 5 carte coperte e i cambi e' stato vano. Chicks game. Mica siamo signorine... Vabbe'... Per me la telesina rimane piu' facile del gioco a 5 carte scoperte, ma in fondo sono nella Bay Area e paese che trovi...

Stamattina mi sono svegliato e ho subito capito che la giornata avrebbe avuto un diverso sapore. Innanzitutto sole. Ma sole di quelli brutti brutti, nel senso di un'umidita' 90% (Bay Area), afa totalizzante...

Mi vesto in un completo imbarazzante con pantaloncini neri e maglietta della Roma dello scudetto (Nakata 8) e a colazione divento l'idolo dei giapponesi che letteralmente IMPAZZISCONO a vedere scritto Nakata sulla mia maglia. Se io avessi trovato Totti sulla loro mi sarei fatto una risata, ma loro no. Davvero. mi invitano al loro tavolo... Oooo... Robba grossa.
Avete presente quelle mezze dicerie sul fatto che i giapponesi sono un po' chiusi, amano stare tra di loro, non danno confidenza oltre una serie formale di saluti. Beh, e' piuttosto vero... Fatta eccezione per Natsuko che e' molto solare e simpatica (ed infatti e' sempre presente nei party della latin connection - spagna, venezuela, brasile, colombia, ecuador, messico, italia, argentina) gli altri sono del tipo Buongiorno&Buonasera. Invece oggi il magico nome di Hidetoshi mi ha portato a fare colazione al loro tavolo. Uno si e' addirittura alzato a prendermi una sedia dal tavolo accanto (gesto cortese visto il mio zoppicare...). Questa cosa della maglietta della Roma come ponte tra me e i giapponesi mi ha davvero divertito. Ho riassaportao il gusto del calcio come strumento di interculturalita' e dialogo, dopo le tristi notizie sui troppi dialoghi telefonici del calcio nostrano.

Dopo la colazione nipponica vado in classe dove mi attende l'ultima lezione dell'anno di American Culture. Infatti il corso finisce oggi e, tra l'altro, 3 dei 4 studenti (tutti tranne me) oggi si laureano. Quindi dalla prossima settimana saro' senza i tre crucchi, miei compari di studi americani (Christof, Christian e Geraldine, rispoettivamente di Hamburg, Hannover e Stuttgard).
Oggi il professore era praticamente debilitato dal caldo umido e, dopo 5 minuti, ha detto: "Let's go outside". Usciamo dal campus e lui chiede se abbiamo in mente un posto dove stare. Tutti zitti e poi Geraldine tira fuori la sua vocina da bambolina tedesca (voce che non avevo forse mai sentito visto che e' praticamente sempre muta) e dice: "Let's go to Berkeley. I wanna be in Berkeley for my last lesson". Andrew prende la macchina (siamo 5) e andiamo.

Arrivati nella magia del campus dell'UC Christof propone di fare colazione in un bar che lui conosce bene (Christof e' qui da 3 anni ed e' membro di una confraternita a Berkeley; non so quanto paga ma sembra che i soldi per lui siano un fastidioso oggetto di cui liberarsi quanto prima e quanto piu' possibile). Entriamo in questo caffe' della Berkeley storica. Ci sono un sacco di foto alle pareti con i geni laureati a Berkeley che mangiano proprio li'. L'atmosfera e' praticamente europea al massimo. E' forse il posto piu' europeo che ho trovato nella Bay Area. Sembra di stare a Montmartre.
Prendo un croissant e un espresso (pessimo, ci risiamo). Tutti prendono uova, burrito, e un sacco di cose salate. Io non ce la faccio proprio alle nove a mangiare le uova, pomodori e cetrioli.

Il tema di oggi e' l'UE. Riuscira' l'UE a proporsi come una forza compatta in grado di dare autorevolezza alle Nazioni Unite? Riuscira' l'UE a portare avanti un nuovo modello di relazioni internazionali a prescindere dagli States? Si parla un po' tutti. Si parla di Costituzione Europea, Immigrazione (io ho riportato l'episodio di Ionela. It was so funny to speak about Ionela in Berkeley!?). Io non ho parlato moltissimo. Ho cercato di ascoltare cosa pensa la giovane classe dirigente tedesca di UE e di immigrazione... E' stato molto interessante.
Tornati al college un'amministrativa di nome Jennifer era letteralmente "impazzita" perche' ci aveva cercato per tutto il campus per chiedere ai crucchi la taglia delle toghe.
Dopo mezz'ora ho visto i miei compagni di corso salire sul palchetto e tirare in aria il cappello.
E' stato un po' toccante. Mi sono sentito un po' oldie.

Nel pomeriggio visto i 36 gradi sono andato in piscina. Mi sono steso con Sancho che si e' presentato con:

- costume attillato
- zoccoli italian style
- occhiali da sole
- capello perfetto
- asciugamano professional di marca
- pelo rasato sulla schiena e in zona inguine

Ci siamo stesi e lui ha orientato l'asciugamano allo zenith della luce solare. Io dopo 10 minuti volevo andare in acqua. Lui ha detto che era troppo presto. Dopo mezz'ora ci siamo immersi. Io in maniera coatta mi sono buttato dentro (mi stavo sciogliendo). Sancho morbidamente ha fatto mezzo giro della vasca sorridendo a destra e sinistra e si e' immerso dalle scalette. Guardo e penso che io non possiedo le basi del linguaggio delle culture spiaggio-disco-club-party. Sancho non si bagna i capelli. Basta. Non ce la faccio. Lo abbandono per due ragazze cinesi... le quali mi abbandonano per fare una ventina di vasche cronometrate.
"Vieni con noi?"
"No grazie, la mia caviglia mi fa male"
"Oh, hai ragione, allora scusaci se te l'abbiamo proposto"
"Figuratevi. Staro' qui a guardare chi vince"
Menomale. Sono salvo. Queste non sono donne ma squali. Avevo dimenticato gli ori della cina ai mondiali di nuoto.

Stasera party di addio dei graduates. Dance&Drink. Io non posso ne' dance (caviglia) ne' drink (domani voglio guidare). Ma ci vado lo stesso... Fluid as life's language...

Domani infatti volgio uscire. USCIREEEEE... AAAAAAAAAAA. Voglio dire che affittero' una macchina e mi dirigero' a Stanford - Palo Alto. So benissimo che la partita della nazionale e' domani alle 12.00, ma non me ne po' frega' de meno. Mi sento un uomo migliore, forse solo meno italiano medio...


15/06: From roots to routes

In questi giorni sto postando con il contagocce. Infatti diciamo che molte cose mi stanno accadendo intorno, le vedo ma non mi sento in esse...
Lo scorso fine settimana sono stato con Sancho recluso in questo i-lab. Io ho scritto e rivisto i miei due speech e Sancho ha ascoltato musica Salsa. Delle volte penso che Sancho e Franceschina sarebbero una coppia perfetta...

Ieri ho ricevuto un e-mail di Maurizio in cui, tra le righe, si avverte il suo stato di soddisfatto disorientamento. Per dirla in altre parole "confuso e felice". Mi ha fatto davvero piacere. Non pensavo che quel fucked orvietano mi potesse addirittura mancare un po'...

Oggi ho fatto il mio secondo speech. C'erano una cinquantina di studenti. A dirla tutta molte studentesse e qualche amico straniero. Lo speech e' durato 80 minuti, e, vi assicuro, 80 minuti in inglese per me e' una cosa davvero da impazzire. anche se, devo dire, all'inizio c'e' una grande difficolta' ad esprimersi in una lingua che non possiedi a pieno, poi, via via, tutto diventa piu' facile. Il tema era "From roots to routes", e mi hanno anche fatto 3 domande alla fine (non e' tantissimo, ma il giusto visto che erano le 14.00 e che avevamo tutti fame.
Spero di affittare una macchina il prossimo fine settimana e poter andare a Santa Cruz per incontrare James Clifford.

Ho scelto il tema del prossimo speech: "Fluid as a lifestyle". Si. Parlero' dell'avanguardia fluidista presentandola come una grande avanguardia culturale italiana. Spero che Murat, un ragazzo turco, venga con la telecamera a riprendere il tutto perche' vorrei che questa cassetta deve rimanesse negli annali dell'internazionale fluidista e fosse disponibile a tutti.

Oggi pomeriggio, complice la mia caviglia malandata, sono andato con una macchina affittata a Berkeley con la seguente comitiva:

Jussi - Finlandia
Hakim - Tunisia
Roger - Venezuela
Natsu - Giappone

Berkeley e' sempre troppo bella...
Il museo d'Antropologia era chiuso, anche se stavolta per "riallestimento". Mi dice proprio sfiga li'.
Ho pero' conosciuto Daitsuke. Un Giapponese che lavora all'IT per manutenere la rete dell'universita'. Abbiamo parlato di reti e sistemi web. Talvolta penso che non c'e' niente da fare. Il web mi rincorre...

Stasera al college c'e' il Supreme poker Tournament. Si pagano 20 bucks e ti danno 200 fiches da one dime. Le regole sono quelle Texane, quindi e' una telesina con 2 carte coperte e 4 vele... Una serie di rilanci quasi infinita (3 rilanci a volta per giocatore per ogni turno di betting).
Ho prenotato il mio posto e devoluto i 20 dollari.

Domani vi faccio sapere...